Storie

Un Ferragosto mezzo pieno

Domani sarà Ferragosto, e sarà pure un Ferragosto un po’ particolare, diciamo pure “mezzo pieno”: mezzo pieno come le città che quest’anno non si sono svuotate. Mezzo pieno – di vino, naturalmente! – come a noi piace vedere il bicchiere. Mezzo pieno di un’estate che si è fatta desiderare e che, giunti ormai alla mezza estate, siamo consapevoli che non verrà più. Il Ferragosto “mezzo pieno” ci porta a compiere una riflessione sulle bizzarrie della Natura, e sulle responsabilità che di questo abbiamo.VINOBICCHIERIok

Così, in un’estate balorda vogliamo ricordare che il Ferragosto è una ricorrenza che trae origine da antichi riti dedicati alla Natura: è nel mese di agosto che molti dei lavori agricoli si fermano, per un po’, e ci si dedica al riposo per poi riprenderli con rinnovato vigore. Chiamati prima i Consualia – festeggiamenti bucolici in onore del dio Conso, protettore dell’agricoltura, che si tenevano in vari momenti dell’anno, comprese alcune date in agosto – con l’imperatore Ottaviano Augusto, nel 18 a.C. fu l’intero mese ad essere dichiarato “Feriae Augusti” (da cui il nome di Ferragosto), proprio perché in questo periodo ricorrevano molte delle liturgie pagane legate alla Natura, la più importante delle quali, il 13 agosto, era dedicata a Diana, dea della maternità e protettrice degli animali selvatici. Poi, dopo il riposo agostano, il lavoro dell’uomo riprende nelle campagne, iniziando dal primo, importante appuntamento con la vigna, la “madre” della preziosa linfa con la quale ogni genere di ritualità – sacra o profana questa sia – viene suggellata: il vino, simbolo per eccellenza del lavoro dell’uomo.

caliciIl solo fatto di elevare un calice rappresenta di per sé un rituale propiziatorio, che esorcizza la paura ed evoca la benevolenza Celeste affinché conceda alla Natura di essere generosa: è il duro lavoro dell’uomo, svolto con amore e rispetto verso la vigna, a conferire sacralità al vino, perché il lungo percorso che va dal tralcio al bicchiere è frutto della saggezza necessaria a coltivare la vite, così che possa dare buoni frutti, e nella quale l’uomo lavora con amorevole fatica. Lo stesso lavoro che trasforma il grano in pane e tutti gli altri doni della terra in alimenti per nutrire il corpo, e che durante la celebrazione collettiva diventano un gesto di alto valore, sociale e spirituale, in cui si rappresenta la riconciliazione dell’Uomo con la Madre Terra che ha imparato a coltivare e rispettare. Un rapporto, questo, che per un certo periodo si è disgregato, ma che dobbiamo provare a ricomporre perché significa rimettere insieme un mondo al quale apparteniamo, di cui siamo parte.

Il blog www.egobene.com è nato con questo intento: indicare alcuni strumenti per trovare – o ritrovare – l’armonia. Perciò, “Libiamo ne’ lieti calici”, con l’augurio di buon Ferragosto, che possa essere per tutti un momento di serena riflessione sul nostro essere.

Danda Delfino

 

 

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