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La musica come terapia: idea nuova?

In tutte le culture dell'antichità musica e medicina erano praticamente una cosa sola. Il sacerdote medico (lo sciamano) sapeva che il mondo è costituito secondo principi musicali, che la vita del cosmo, ma anche quella dell'uomo, è dominata dal ritmo e dall'armonia. Sapeva che la musica ha un potere incantatorio sulla parte irrazionale, che procura benessere e che nei casi di malattia può ricostituire l'armonia perduta.music background with decorative treble clef, vector illustration

Anche Platone ed Aristotele furono – oltre che pensatori e filosofi – dei musicologi e musicisti convinti che le arti del ritmo contribuissero a migliorare la calma interiore, la serenità e la morale. Il pensiero platonico poggiava su cinque costanti:

1 – il mondo è costituito secondo principi musicali;

2 – la musica ha un potere incantatorio sulla parte irrazionale dell'Io;

3 – la vita intera dell'uomo è dominata dall'armonia e dal ritmo;

4 – una giusta educazione musicale può garantire la formazione del carattere;

5 – la filosofia è l'espressione più alta della musica.

Aristotele affermava che la musica possiede la caratteristica di migliorare la morale, ha un potere liberatorio, alleviante e catartico delle tensioni psichiche.

music background with decorative treble clef, vector illustrationPer Pitagora erano invece tre gli orientamenti della musica:

1 – di adattamento: la musica deve adattarsi alla personalità dell'individuo, nel contempo l'individuo deve saper lentamente adattarsi a musiche diverse e lontane dalla sua personalità accettandole.

2 – di cambiamento: la musica può modificare lo stato d'animo profondo dell'individuo, consentendogli una maggiore accettazione di sé ed un maggiore uso delle proprie capacità e possibilità.

3 – di purificazione: la musica può liberare l'anima e il corpo dalle tensioni giornaliere.

Nella cultura cinese appare intorno al terzo millennio a. C. il primo libro di medicina, che è contemporaneamente un libro di musica, dove viene indicata la struttura della prima scala pentatonica.

Nel nostro medioevo i depositari sia della scienza medica sia della musica, sono i monaci. Significativo è l'esempio di Nokter Balbulus, monaco, terapeuta e musicologo nella abbazia di San Gallo in Svizzera. L'uso del flauto come mezzo terapeutico nella stessa epoca era già conosciuto dagli arabi che lo usavano per curare i disturbi mentali.

Con il Rinascimento in Europa prende vigore l'influsso laico nelle scuole di Salerno e Montpellier. Arnaldo da Villanova crea la nozione di simpatia universale, stabilendo i rapporti di vibrazione che si creano tra i corpi sonori, tra i quali quello umano. Nella stessa epoca molti medici sono convinti che imparando a suonare qualche strumento musicale, la loro capacità di ottenere guarigioni si affini e si sviluppi. Il primo trattato di musicoterapia risale alla prima metà del 1700 a cura di un medico musicista londinese, Richard Brockiesby. Il suo volume fece il giro d'Europa sollevando interesse ed anche scetticismo. S. Porgeter fu uno dei primi medici a capire la necessità di una conoscenza molto approfondita della scienza Musicale per applicarla con successo nella cura di certi disturbi mentali.

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Nei secoli successivi le osservazioni intorno ai poteri dei suoni e della musica sulla mente e anche sul corpo umano si moltiplicano. Si incominciano a scoprire relazioni tra ritmi corporei e ritmi musicali, fra pulsazioni e battute musicali, tra ritmo del respiro e ritmo musicale. Louis Roger esaminò in modo critico gli effetti della musica sul corpo; Hector Chamet pubblicò l'opera dal titolo “Effets et influence de la musique sur la sante et sur la melodie”, in cui riportava una ricca casistica di terapie musicali. Karl Strumpf in Germania, verso la fine del 1800 studiò la nozione di psicologia del suono e mise l'accento sull'impatto sonoro vissuto da chi ascolta la musica. Era la base degli studi della musicoterapia moderna che si differenza da quella antica perché non si basa più su nozioni empiriche o rituali, ma su studi scientificamente testabili, ciò sottintende esperienze cliniche e biologiche serie.

Sandro Gori

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