Formarsi

Cyber o non cyber… sesso è il problema!

Con il termine cibersesso viene definita l’attività on-line tramite la quale alcuni individui utilizzano internet per mettere in atto attività sessuali eccitanti e/o gratificanti: ad esempio per guardare foto o video erotici, leggere materiale sessuale, utilizzare chat erotiche, scambiarsi e-mail ed immagini esplicitamente sessuali, condividere fantasie mentre entrambe le persone si masturbano. La gratificazione può avvenire, sia in tempo reale (consentendo a due soggetti di appagarsi allo stesso tempo), oppure può essere una pratica solitaria, messa in pratica avvalendosi di materiale già presente nella rete. Con le pratiche di “cybersexual addiction” la tecnologia diventa quindi un tramite per giungere ad una gratificazione in modo compulsivo, arrivando a svilupparne una dipendenza.

sesso1

Sebbene si stimi che il 27% di uomini e il 30% di donne mettono in atto comportamenti sessuali on-line in tempo reale con un'altra persona, sono significativamente di più le donne (80% vs 33,3%) ad affermare che la loro relazione sessuale on-line le ha poi condotte a consumare realmente ciò che era iniziato in modo virtuale (Schneider 2000). Sono circa 200 i siti collegati al sesso che vengono aggiunti nel mondo ogni giorno: la maggior parte del materiale pornografico è scaricata durante l'orario di lavoro (dalle ore 9,00 alle 17,00), e la parola “sex” (con i suoi derivati) è quella digitata con più frequenza nei motori di ricerca.

Le categorie più soggette sono state individuate in (Cooper, Putnam, Planchon e Boies, 1999):

UTENTI RICREATIVI: accedono al materiale sessuale on-line più per curiosità o intrattenimento trovandolo interessante o divertente, oppure vedendolo come una piacevole distrazione, ma mai come qualcosa di significativo, infatti non manifestano problemi correlati ai loro comportamenti sessuali on-line.

UTENTI COMPULSIVI SESSUALI: a causa di una propensione patologica all'espressione sessuale, utilizzano internet per le loro attività sessuali. Possono già presentare un insieme consolidato di pratiche sessuali non convenzionali come relazioni multiple, pagare prostitute, avere rapporti sessuali con partner numerosi o anonimi, sesso telefonico, o altri comportamenti parafilici elencati nel DSM-IV.

UTENTI A RISCHIO: sono persone che se non avessero avuto le possibilità offerte da internet, non avrebbero mai sviluppato un problema con la sessualità on-line; ma a causa di eventi stressanti o di un'infelicità di fondo, sono vulnerabili ai rischi delle dipendenze (di tutte le forme di dipendenza, tra cui quella legata ad internet).

sessosf1Ma cosa incide nell’incrementare l'incidenza del cybersesso e dell'infedeltà on-line? Per comprenderlo è stato sviluppato il modello ACE (Anonimity Convenience Escape, Young 2000), che ha individuato appunto queste situazioni favorevoli.

L’anonimato fornisce alla persona un grande senso di controllo: facilita ad instaurare comunicazioni più sincere ed aperte con gli altri utenti, arrivando a condividere facilmente emozioni ed esperienze personali, determinando un senso di intimità, che favorisce l’instaurarsi di relazione on-line o cybersesso. L'anonimato “elettronico” permette all'utente di mantenere per sé i suoi segreti: nessuno (coniuge, colleghi di lavoro, familiari ecc) sa dei suoi interessi/relazioni on-line.

La convenienza sta nel fatto che l’utente ha tantissimi modi per fare nuove conoscenze, senza nemmeno doversi “affaticare” in improbabili approcci o perdendosi in infinite ricerche. Le mail, le chat, i newsgroup, sono viatici comodi e potenti per mettere in contatto persone che non si conoscono. La fuga è qui intesa come una fuga dallo stress e dalle difficoltà della vita quotidiana, in maniera semplice e fattibile, grazie all’instaurarsi di una relazione romantica o sessuale. Rassicura la certezza che – essendo una relazione telematica, in cui le persone interagenti sono a distanza – non si tratti di una vera e propria infedeltà verso il proprio partner con il quale resta la vita relazionale abituale. Si instaura una specie di circolo, per cui l'eccitazione della situazione fornisce una fuga mentale e emotiva dallo stress, tale per cui si determina un rinforzo dei comportamenti stessi.

Quando il cibersesso diventa dipendenza, e come questa viene diagnosticata? Secondo Lambiase (2003) si parla di dipendenza in presenza di:

  • pensiero frequentemente occupato dal sesso on-line;
  • ripetuti sforzi di controllare o eliminare la pratica del sesso on-line;
  • agitazione o irritabilità quando si cerca di arrestare la pratica del sesso on-line;
  • uso del sesso su internet come un modo per fuggire o alleviare problemi o sentimenti disforici come: disperazione, senso di colpa, ansia o depressione;
  • ripetitività nel mettere in atto il sesso in rete, giorno dopo giorno, alla ricerca di un’esperienza sessuale più intensa e rischiosa;
  • menzogne a familiari, a terapeuti o ad altre persone, per favorire la continuazione indisturbata delle proprie attività su Internet;
  • atti sessuali on-line illegali (ed esempio la pedo-pornografia);
  • conseguenze negative riguardanti le proprie relazioni primarie, il lavoro, lo studio, le finanze;
  • negazione dell’evidente dipendenza, nonostante le conseguenze negative;
  • esordio ed evoluzione della dipendenza notevolmente rapidi.

In risposta a questi sintomi, si sono sviluppati due diversi tipi di approccio: approccio col cliente (di tipo Rogersiano) e intervento cognitivo comportamentale.

sessosf2

Un primo ordine di cambiamenti sono modifiche da affrontare immediatamente, a breve termine, utilizzano un approccio di tipo cognitivo-comportamentale, in cui si mettono in atto una serie di “step”, per condurre il cliente a ridurre i suoi comportamenti/problemi cybersessuali: ciò consiste nel fare dei cambi logistici nei modi e nei luoghi dove usa il computer, adottare dei cambiamenti nei software, introdurre uno stampato dei siti visitati e dei tempi di collegamento, rompere l’omertà e dire ai propri cari dei propri problemi cybersessuali.

Secondo ordine di cambiamenti riguarda i comportamenti da tenere a lungo termine: infatti, come per altre dipendenze comportamentali non dovute a sostanze, i cambiamenti comportamentali profondi e duraturi hanno un successo senza dubbio migliore, se è possibile un intervento che si prenda cura del soggetto a lungo termine. Questo è possibile attraverso il prosieguo della terapia (individuale, di gruppo, o di coppia), a patto che si instaurino le condizioni delle “3R”: Relationship (avere una buona relazione col terapeuta e/o membri del gruppo), Resistance (opporsi con resistenza alle possibili ricadute o tentazioni), Reality (avere un rapporto basato sulla fiducia e sulla sincerità reciproca, ovvero sulla realtà).

Marta Viappiani

VAL ALL'ARTICOLO PRINCIPALE

 

 

 

You must be logged in to post a comment.