Comunicare Formarsi

Capire, convivere e difendersi dalle nuove tecnologie

Da quando, sul finire degli anni Sessanta, nacque ARPANET – il progetto statunitense di tecnologia militare, dal quale è germogliato il più colossale progetto di ingegneria civile che poi cresciuto divenendo la rete globale alla quale tutti ormai siamo collegati – l’impianto sociale al quale eravamo abituati ha iniziato a sgretolarsi (complici anche tutta una serie di altre manifestazioni culturali importanti, che non è questo il momento di analizzare).

SCHERMOokIl risultato sono una serie di problematiche importanti con le quali oggi, soprattutto i giovani, si trovano a dover convivere: senza dubbio il “caso” esploso negli ultimi decenni è legato all’uso smodato che viene fatto della “rete” intesa in senso lato, ovvero dell’insieme di apparecchi elettronici dei quali i ragazzi oggi fanno un uso praticamente incontrollato. Possiamo definire i loro comportamenti come nuove dipendenze (o new addictions), in cui sono comprese tutte le forme di dipendenza in cui non è implicato l'intervento di alcuna sostanza chimica (ovvero alcol, fumo, droghe); per questo si definiscono “addiction”, proprio perché il comportamento è spinto da una condizione di dipendenza psicologica che spinge alla ricerca dell’oggetto (ovvero un comportamento o un’attività lecita e socialmente accettata come lo sono Internet, shopping, sesso, gioco d’azzardo) senza il quale l'esistenza diventa priva di significato: la nuova dipendenza si identifica con il termine IAD (Internet Addiction Disorder, coniato da Ivan Goldberg nel 1995). Kimberly Young, nel 1996, pubblicò la ricerca “Internet Addiction: the emergence of a new clinical disorder”, e durante il 10° Congresso annuale dell’American Psychological Association, propose i criteri diagnostici per individuare il nuovo disturbo. I caratteri formali della dipendenza furono individuati in:

  • tolleranza, ovvero la necessità di trascorrere progressivamente maggior tempo on-line per trarne soddisfazione;
  • astinenza, profondo senso di disagio, deprivazione ed angoscia, nel caso non riuscissero a collegarsi;
  • craving o smania, cioè desiderio insopprimibile che li attrae al web.

Ad esserne maggiormente colpiti sono individui di età fra i 15 ed i 40 anni, con un elevato livello di conoscenza degli strumenti informatici e che per svariati motivi – di lavoro (hanno ad esempio turni notturni, geografici, psicologici, psichiatrici o familiari preesistenti (storia di dipendenza multipla, depressione, disturbo ossessivo-compulsivo, disturbo bipolare, compulsione sessuale, gioco d’azzardo patologico ecc.), difficoltà socio-comunicative – tendono ad essere isolate o ad avere difficoltà nell’intrattenere rapporti interpersonali. Per questi individui si delineano comportamenti ben definiti:

SCHERMOSCONT

  • internet diviene un mezzo per gestire i propri stati emotivi negativi ed i propri pensieri spiacevoli;
  • il pensiero è spesso rivolto alla prossima possibilità di connessione;
  • tendenza a svalutare la propria vita reale rispetto a quella virtuale;
  • inadeguata percezione del tempo quando si è collegati;
  • tentativo di nascondere agli altri la quantità di tempo trascorsa in rete;
  • l’uso di internet interferisce negativamente col lavoro, lo studio, i rapporti sociali;
  • sensazione che le relazioni on-line siano più soddisfacenti di quelle reali;
  • tendenza ad alterare la propria identità in internet o a comportarsi in modo diverso dalla vita quotidiana;
  • tendenza a connettersi un numero di volte maggiore o per un tempo più lungo rispetto a quello che si desidera fare;
  • tendenza a controllare le proprie mail ad intervalli regolari, provando sentimenti negativi quando non si ricevono messaggi;
  • sintomi di astinenza quando non è possibile collegarsi ad internet.:
  • incapacità di scollegarsi anche quando si vorrebbe.

Si tratta di atteggiamenti che sono indicatori del problema, e che sono da approfondire con test appositi per valutarne il grado di coinvolgimento dell’utente: sono Internet Addiction Survey e Internet Addiction Test (Kimberly Young, 2000), che indagano sulle problematiche psicologiche connesse all’uso di Internet e  specificatamente, il grado di rischio psicopatologico correlato all’uso della rete, ed Internet Trap Test  (ITT, M. Marcucci e G. Lavenia, 2003) per verificare il grado d'intossicazione raggiunto dai soggetti nei confronti di Internet.

Una volta stabilito il grado di coinvolgimento, diventa più chiaro poterne stabilire anche ulteriori possibili devianze, che sfociano nei fenomeni chiamati cybersesso e dipendenza da cellulare.

Marta Viappiani

 

 

 

 

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