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La febbre del nuovo

Londra, 1851: è qui che il desiderio – che attraversa tutto l’Ottocento – di manifestare il fermento innovativo del secolo prende ufficialmente forma, con quella che possiamo considerare l’antenata della tanto declamata “Expo 2015”, di cui ormai, ovunque respiriamo la presenza. Fu, infatti, proprio a Londra nel 1851 che si tenne la prima edizione della “Exposition Universelle”, vale a dire di quel genere di evento che si è sempre contraddistinto per la grande attenzione riservatagli pubblico, e per l’attiva presenza di Paesi coinvolti nella sua realizzazione. Abbiamo detto “Exposition Universelle” perché pur essendo stata Londra la prima città ad ospitare l’Esposizione, è a Parigi che viene attribuita l’icona di questo evento, grazie ad un monumento che nel tempo si è rivelato non solo inossidabile ma anche sempre più luminoso, nonostante le tonnellate di ferro che lo compongono: la tour Eiffel.

Paris 1889Simbolo fra i più immediati nell’identificare la capitale francese, la torre prende il nome dall’Ingegnere Gustav Eiffel che ne firmò il progetto, realizzato insieme alla sua equipe di collaboratori: costruita in occasione della seconda edizione della Esposizione universale – tenutasi appunto a Parigi dal maggio all’ottobre del 1889 – la torre troneggiava all’ingresso dell’area espositiva, e secondo i programmi lì sarebbe dovuta restare per il solo periodo dell’evento. Ma così, come tutti ben sappiamo, non è stato nonostante in molti si dichiarassero contrariati dalla sua presenza, considerandola una sorta di “schiaffo” al tradizionale panorama architettonico parigino: ma le loro grida furono per fortuna messe a tacere dal mormorio crescente di coloro che apprezzarono la novità e che, nel rispetto di un atteggiamento che è proprio ai parigini, si compresero il nuovo gusto costruttivo facendolo diventare parte di un nuovo paesaggio cittadino, spesso esaltato da pittori e artisti. Un’affermazione positiva nella quale possiamo rintracciare il nuovo corso dell’architettura, rielaborato dalle generazioni successive, che da solo celebrava l’intraprendenza della creatività umana spinta dall’irrefrenabile istinto del voler costantemente superare se stessa.

Non dimentichiamo che la tour Eiffel arriva al primo centenario della Rivoluzione Francese, e sul finire di un secolo in cui i fermenti innovativi portati da tutte le grandi rivoluzioni di fine Settecento, quindi nel pieno fervore delle innovazioni culturali.

Danda Delfino

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