Comunicare

Se tutto è impacchettato, spacchettiamolo!

Il fatto di essere letteralmente bombardati – e senza sosta! – da stimolazioni di ogni genere ci ha probabilmente privati della capacità critica necessaria ad elaborare in modo autonomo pensieri e atteggiamenti. Il risultato è quello di farci trovare sempre più uniformati nei comportamenti, appiattiti dall’accettazione passiva di ciò che altri hanno scelto e deciso per noi. Anzi, per milioni di “noi” che si adeguano – magari anche felici di farlo – a stili di vita preconfezionati, in cui alla creatività individuale è riservato ben poco spazio.

Secondo noi – cui piace essere diversi dai milioni di quei “noi” – in questo ristagno di coscienze giace molta fantasia intellettiva, quella parte di inventiva che troppa parte dell’umanità ha deciso di lasciar andare alla deriva, sacrificandola in favore di scelte più semplici, che richiedono meno impegno e volontà di affermazione.

Per capirci meglio, facciamo un esempio: recentemente è scomparso l’imprenditore Michele Ferrero, il “papà” della Nutella e di molti altri prodotti di grande successo nati dall’inventiva di questo uomo geniale. Ma la sua è diventata una delle aziende dolciarie più prestigiose al mondo grazie al suo rifiuto di uniformarsi, alla sua caparbietà di fare ciò che considerava migliore, andando anche controcorrente. Ed ha avuto ragione lui. Con questo, non vogliamo dire che per avere successo dobbiamo smettere di spalmare la Nutella sul pane: ma, certamente, cerchiamo di non farne uno stile di vita. Impariamo piuttosto la lezione di Michele Ferrero per tirar fuori dalla palude la nostra creatività. Apprezziamo, quindi, la Nutella – seppure con moderazione, visto che granché salutare non lo è – ma non lasciamoci condizionare da iniziative commerciali ben costruite.

MACeCOCA

Come ben costruite sono le strategie di altre aziende i cui prodotti sono, notoriamente, non proprio salubri, ma che nonostante questo godono di un vasto consenso sul mercato: in questo momento pensiamo, principalmente, a McDonald’s e Coca Cola, due dei colossi mondiali più contestati – non a caso – nel settore alimentare. E veniamo al punto… strategico (?): queste aziende risultano essere fra gli sponsor principali di Expo 2015, cosa che ci lascia perplessi visto che vuole presentarsi come un evento che si pone l’obiettivo di “dare una risposta concreta a un’esigenza vitale: riuscire a garantire cibo sano, sicuro e sufficiente per tutti i popoli, nel rispetto del Pianeta e dei suoi equilibri”. Consentiteci di dire che… qualcosa non torna!

Un obiettivo così ambizioso dovrebbe iniziare, a nostro parere, proprio dal combattere tutto ciò che ha contribuito ad ammalare il pianeta: la deforestazione, finalizzata ad incrementare le aree da coltivare con alimenti per animali allevati in ambienti non adeguati e sfruttati oltre ogni lecita convenienza. Ce la farà, McDonald’s, a conciliare l’impegno che pare disposta a prendersi – sostenendo ambiente e lavoro per i giovani – con la necessità di soddisfare la richiesta dei circa 70 milioni di pasti, che somministra quotidianamente attraverso i suoi 36.000 ristoranti, sparsi in 120 Paesi? E Coca Cola come si colloca nella promozione dell’alimentazione equilibrata, visto che la famosa bevanda sembra ottima per togliere le incrostazioni ai lavandini?

Danda Delfino

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