Atelier Formarsi

E il villeggiar m’è dolce

Il termine “villeggiatura” deriva dalla consuetudine che, le famiglie altolocate, avevano di trasferirsi dalla residenza di città alla villa di proprietà (al mare, ai monti ma prevalentemente in campagna) durante i mesi estivi, per assicurarsi un po’ di frescura e aria buona come refrigerio dalla calura. Talvolta anche le persone cagionevoli di salute erano invitate a trascorrere periodi di tempo in località che avrebbero giovato alla loro persona, ma questo è un discorso un po' diverso. Riportiamo l'attenzione sulle famiglie di rango.Woman in long red dress walking in the forest

Quegli alberi assetati che si sbracciavano sul cielo sbiancato annunziavano parecchie cose: che si era giunti a meno di due ore dal termine del viaggio; che si entrava nella terra dei Salina; che si poteva fare colazione e forse anche lavarsi la faccia con l’acqua verminosa di un pozzo”: e, come si intuisce da questo brano tratto da “Il Gattopardo”, talvolta raggiungere il luogo della villeggiatura era una vera e propria avventura, con la conseguenza che la famiglia vi trascorreva poi parecchi mesi, come, appunto, nel caso della famiglia di Don Fabrizio Corbera, Principe di Salina e Marchese di Donnafugata, per la quale spostarsi significava affrontare un viaggio molto faticoso. Anche se non faticoso quanto l’impegno di chi restava a badar la casa vuota: infatti, le famiglie si spostavano in blocco, e le dimore svuotate dalla presenza dei proprietari erano comunque mantenute in vita dai domestici, che restavano a badarle. Roba di altri tempi, come del resto lo è la vicenda narrata in questo straordinario romanzo, anche se – come ogni buon libro – a leggerlo con sa darci lezioni di vita sempre attuali.

Lo spostarsi di villa in villa – così rendiamo meglio l’idea – è un qualcosa di cui non è rimasto molto, almeno secondo il concetto originario: oggi, pur essendo ancora in uso declinare “l’andare a villeggiare”, questo modo di dire ha assunto un significato diverso, associato al più semplice “andare in vacanza”. Che poi sia in qualche casa – in locazione o ospitati da amici -, in un albergo o in campeggio, al mare, ai monti in qualche città d’arte non ha importanza. Ciò che conta è concedersi qualche giorno di villeggiatura, per staccare i pensieri dal quotidiano e stare meglio. Buone villeggiature!

Danda Delfino

 

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