Formarsi

Perfetti sconosciuti

Paolo Genovese si dimostra subito allergico al prevedibile perché propone una ricetta semplice a cui basta un pizzico di brio, una sola trovata narrativa, per rimanere impressa negli occhi e nel palato del pubblico, assieme al suo gusto perfettamente agrodolce.

Qualcuno ricorderà Sliding doors – film in cui protagonista è il Destino – e “Perfetti sconosciuti” ne ricalca un po’ la trama. Cosa accadrebbe se, per una sera condividessimo con chi ci sta più vicino nella il traffico del cellulare?

LOCANDINAokIl film si svolge intorno a una tavola imbandita, tra equivoci che strappano più di una risata allo spettatore, nella consapevolezza che siamo tutti frangibili. Ma a tavola c’è un posto vuoto, i perfetti sconosciuti sono sette, eppure è apparecchiato per otto. La bravura di Genovese è stata proprio quella di riempire quel posto con lo spettatore, facendo accomodare il pubblico tra queste persone così simili a noi. Protagonisti sono tre coppie e un amico. La prima di cui facciamo conoscenza viene introdotta dalle note di I Will Survive di Gloria Gaynor, ed è quella formata dagli innamoratissimi neosposi Bianca e Cosimo (Alba Rohrwacher ed Edoardo Leo). I padroni di casa sono invece Rocco ed Eva (Marco Giallini e Kasia Smutniak), che discutono animatamente della figlia adolescente vicina alla sua prima volta. A loro si aggiungono Lele e Carlotta (Valerio Mastandrea e Anna Foglietta), sposati da tanti anni, mentre l’ultimo arrivato è Peppe (Giuseppe Battiston) che dovrebbe arrivare con la sua nuova fidanzata ma che, a sorpresa, si presenta da solo.

Nel corso della cena Eva suggerisce un gioco: tutti dovranno lasciar il proprio cellulare al centro del tavolo, leggere gli SMS ricevuti ad alta voce e far ascoltare agli altri le proprie telefonate. Tra fraintendimenti e bugie il semplice passatempo si trasformerà di lì a breve in un vero gioco al massacro, che metterà a nudo i segreti di ognuno fino ad un finale inatteso. “Quando vuoi bene ad una persona, la proteggi. Da tutto.” esclama ad un certo punto Peppe. La regia, i toni e la gestione del ritmo accomunano molto Perfetti Sconosciuti a Sliding Doors e ad Una famiglia perfetta, ma con il supporto di altri quattro abili sceneggiatori, Paolo Genovese realizza il suo film più riuscito. Omosessualità, triplici tradimenti, chirurgia plastica, psicanalisi: Perfetti Sconosciuti fa il pieno di “temi sociali”. I sette amici e le loro vite si svelano e si disintegrano progressivamente davanti gli occhi dello spettatore, fin quando perfino una carezza ribadisce la loro estraneità. Perfetti sconosciuti accarezza e poi prende a schiaffi, abbraccia e respinge. Il suo sms è destabilizzante, il suo messaggio chiaro senza essere urlato. E il what if finale, con le due sliding doors che si schiudono davanti al pubblico, è un modo elegante per concedere allo spettatore una scelta decisiva. Ecco arrivare la magia del disincanto, un bivio che divide la calda bugia dalla gelida verità, la vita così com’è dalle storie che siamo bravi a raccontarci da soli, anche senza bisogno del cinema. Il film, si conclude sulle note della colonna sonora (perfetta) di Fiorella Mannoia, che canta “Quando si ama non si perde mai”. Da non perdere.

Costanza Palandri

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