Comunicare

Che valore ha una vita?

La Vita non ha un valore. Nel senso che non dovrebbe averne, come si conviene a tutto ciò che è talmente prezioso da essere inestimabile. Ma purtroppo stiamo anche verificando l’esatto contrario, cioè che troppo spesso alla vita non è riconosciuto alcun valore, se non quello che le si può attribuire come merce di scambio: e non parlando del più antico fra i mestieri, in cui i corpi si concedono per gratificare l’altrui piacere fisico in cambio di un corrispettivo, sarebbe una riflessione scontata. Esistono forme più subdole per mercificare la gente, tante e diversificate che per semplificazione narrativa raggrupperemo sotto un unico termine, terrorismo. E sia ben chiaro che il purtroppo grande ombrello del terrorismo accoglie sotto il suo cono di buio molti generi di violenza, anche se oggi siamo propensi ad associare il termine con il solo l’integralismo islamico, pur rappresentandone questo soltanto una parte, la più evidente e scontata, certamente aggressiva, ma non certo unica. A nessuno venga il dubbio che qui si vogliano in qualche modo giustificare le azioni del cosiddetto ISIS, però pensiamo sia opportuno osservare che queste abbiano trovato fin troppo facile eco negli stessi interlocutori che tacciono su orrori altrettanto riprovevoli. Gli stessi che sfruttano la nostra paura per enfatizzare l’orrore.CAOS

Il dubbio è su quanto siamo o meno consapevoli sull’essere sfruttati come potenziale cassa di risonanza delle notizie, visto che siamo noi – utenti – a far avere ai mezzi di comunicazione un valore economico: lo facciamo incrementando i dati di ascolto di radio e televisione, oppure manifestando la nostra condivisione sui social. Una volta lo facevamo acquistando i giornali in edicola – ma quella è storia vecchia – oggi ogni testata che si rispetti ha il suo spazio virtuale per veicolare parole e immagini su ciò che accade nel mondo in tempo reale.

E questo, tutto sommato, potrebbe anche essere comprensibile, non fosse che la finalità principale di ogni mezzo non è tanto quella di informare, quanto di dimostrare (a chi deve decidere a quali spazi destinare gli investimenti pubblicitari) il proprio valore commerciale: ma non è questo che da un lato monetizza la vita, e dall’altro la priva della propria dignità, perché ridotta oramai ad essere mera merce di scambio? Il discorso a questo punto potrebbe estendersi non poco, e lo riprenderemo: adesso limitiamoci a quanto sta accadendo purtroppo quasi quotidianamente con i fatti di cronaca, e quindi di quella violenza perpetrata dal cattivo giornalismo di chi – pur di avere alti indici di ascolto – diffonde notizie non sufficientemente verificate (talvolta qualcuno pure se le inventa!) insieme ad immagini che suscitano sdegno e orrore, lasciando increduli sul fatto che qualche essere appartenente – sotto un profilo limitatamente biologico – alla specie definita umana, possa essere stato capace di commettere gesti difficili da qualificare. È così che si alimenta la paura che ci fa vivere nell’incertezza del domani, condizionando ogni nostra scelta.

Questi stessi mass media – utilizzando le stesse modalità – amplificano anche le notizie del “fronte opposto”, le gesta sullo stile “arrivano i nostri”, senza considerare che queste gesta – al pari delle altre – senza fare distinzione alcuna insieme all’erba cattiva falciano vite innocenti. Lo stesso discorso vale per i social: avete mai fatto caso a quanti “mi piace” si raccolgono con immagini che raccontano l’orrore? Avete mai pensato che condividere questi orrori serve solo a gratificare le menti malate che li compiono, evocando lo spirito di emulazione di altri balordi? Fino a saturare gli animi. Così tanto che restiamo sempre più spesso indifferenti al dolore, anche quando ci passa vicino. È un modo per difendersi?

Per quel poco che si può evitiamo di diffondere il male, ma non restandogli indifferente: nella grande guerra degli opposti che si combatte da che mondo è mondo, l’unico modo per opporsi efficacemente al male è prodigandosi per il bene. Perciò, mettiamoci una mano sulla coscienza e pensiamo a cosa poter fare di buono. Da qualche parte bisogna pur cominciare!

Danda Delfino

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