Formarsi

The Danish girl

Eddie Redmayne regala una performance meravigliosa nel ruolo di Einar Wegener, un giovane pittore alla scoperta della propria identità nell’Europa degli anni Venti; al suo fianco nell’emozionante film di Tom Hooper, una strepitosa Alicia Vikander, co-protagonista di una storia d’amore che riesce a toccare nel profondo.

LOCANDINALa pittrice Gerda Gottlieb deve completare gli ultimi dettagli di un ritratto femminile e, in attesa che arrivi la modella, domanda a suo marito Einar Wegener di posare per lei, indossando calze e scarpe da donna, e coprendosi con un lungo vestito. Guardando oltre l’orlo della gonna poggiata sulle sue ginocchia, all’improvviso Einar si ritrova a contemplare le gambe di una creatura a lui sconosciuta, ma al tempo stesso incredibilmente familiare, alla quale con Gerda attribuiscono per gioco il nome Lili. Dietro questo momento ironico, frutto di una pura casualità, si aprirà una prospettiva nuova, fonte di eccitazione quanto di timore. Perché quel semplice dettaglio, un paio di scarpe, è la chiave per un mondo fino ad allora soltanto vagheggiato negli angoli più remoti dell’inconscio, ma che di colpo si manifesta vivido, reale e, soprattutto, possibile. E da allora, la vita di Einar non sarà più la stessa. Quella appena descritta è una delle scene in cui, quasi senza bisogno di parole, il regista Tom Hooper materializza sullo schermo l’universo interiore di Einar, impegnato ad esplorare la sua natura più intima e vera: una natura che prenderà il nome di Lili Elbe, la donna che Einar ha sempre portato dentro di sé e che finalmente accetta di far emergere, all’inizio per gioco ma poi in maniera via via più consapevole.

Lili, nata in Danimarca nel 1882, è passata alla storia come la prima persona ad essersi sottoposta ad un’operazione per il cambiamento di sesso, con il sostegno della moglie, Gerda Gottlieb, anche lei una pittrice di successo nell’Europa degli anni Venti.

The Danish Girl è il ritratto di due individui stretti in un legame che trascende convenzioni sociali e stereotipi di genere, per affermare invece la sua straordinaria unicità. Straordinaria non perché quello fra Einar/Lili e Gerda sia, a conti fatti, un amore fra due donne, ma perché il loro sentimento costituisce il conforto, per Einar, verso una libertà a cui l’uomo scoprirà di non voler rinunciare. E in questo “viaggio” misterioso e gravido di rischi, mai intrapreso prima di allora fino a un punto così estremo, Gerda si rivelerà la più valida alleata – oltre che compagna – che Lili potesse sperare. In tal senso, il film ha il coraggio di volare molto più in alto, assumendo i contorni di un intenso melodramma e sviluppando mirabilmente il tema della ricerca di un’identità da costruire e ridefinire passo dopo passo: che si tratti di presentarsi a una festa di intellettuali spacciandosi per una fantomatica cugina di provincia, o di studiare atteggiamenti e movenze di una sconosciuta incrociata lungo la strada.

Tom Hooper per realizzare questo film ha scelto la strada a lui più congeniale: quella di uno stile sostanzialmente classico che tuttavia sa regalare delle stupefacenti “impennate”, in perfetta coerenza con le necessità della narrazione. A tale scopo corrisponde la scelta di adoperare con frequenza primi e primissimi piani, in modo da catturare ogni particolare delle espressioni degli interpreti, e di far aderire la messa in scena agli stati d’animo del protagonista: un meccanismo che permette di “trasfigurare” la realtà attraverso gli occhi di Lili, favorendo l’empatia verso questo personaggio al contempo fragile e coraggioso, in preda ad un’angosciosa confusione ma caratterizzato da un incolmabile desiderio d’amore. The Danish Girl non avrebbe la stessa capacità di coinvolgimento se non fosse per la commovente interpretazione del suo protagonista. Eddie Redmayne si è immerso completamente nel doppio ruolo di Einar e di Lili con un senso di immedesimazione che lascia senza fiato. Non si tratta soltanto dei lineamenti delicati di questo attore britannico: la sua è una performance miracolosa in cui ogni sguardo, ogni gesto, ogni minima piega di quelle labbra inconfondibili lasciano trasparire un oceano di emozioni, in procinto di affiorare in superficie. Al fianco di Redmayne, l’attrice svedese Alicia Vikander non si limita ad impersonare la tipica supporting wife: la sua Gerda è una giovane donna animata da un vitalismo incontenibile, la cui gioiosa sensualità, e la femminilità incarnata con fiera sicurezza, saranno per Einar/Lili modelli da seguire per tutto il suo percorso. Un percorso, lo ripetiamo a gran voce, sorprendente e meraviglioso.

Costanza Palandri

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