Comunicare Storie

Ora et… coltiva l’uva

Eccoci a parlar dell’uva, il frutto della Vitis vinifera, una pianta che per dare buoni frutti ha necessità di essere “coccolata” per molto tempo… servono un susseguirsi di stagioni, di anni affinché i suoi grappoli siano perfetti per essere vendemmiati e trasformarsi in vino, con tutto il prestigio che gli spetta: se, infatti, è fra settembre e novembre che si vendemmiano i frutti, il filare ha bisogno di essere accudito mese dopo mese, con assiduità, attenzione, dedizione.

02 IMG_0513Quindi, piantando le radici della prima vigna, l’uomo dette un nuovo ruolo alla sua presenza sulla Terra, non era più un animale nomade, perché con questo gesto manifestò la sua volontà di insediarsi stabilmente in un luogo per farlo diventare la propria casa: probabilmente la prima vigna vide la luce nelle terre dell’Asia Minore – fra il Tigri e l’Eufrate – per poi espandersi in tutti i paesi mediterranei e in Europa, in conseguenza dell’espansione dell’Impero Romano, prima, e grazie ai monaci poi che, per celebrare la messa, necessitavano del vino, e pure buono, visto che durante le celebrazioni eucaristiche avrebbe simboleggiato il sangue del Redentore. Far arrivare il vino a monasteri spesso isolati era cosa tutt’altro che facile, ed ancor meno economica, quindi fu più semplice… avvicinare le vigne ai conventi, cosa più comoda anche se impegnativa, anche se ben rispondente alla regola “ora et labora”… Fu così che i fraticelli evangelizzatori divennero anche abili vignaioli, capaci di selezionare i ceppi più robusti e adatti alla località in cui sarebbero stati coltivati.

Con queste premesse, non stupisce che esista un numero enorme di varietà e sottovarietà di vitigni, distinti con denominazioni diverse a seconda delle uve che possono fornire: perché, non dimentichiamolo, sono classificate non solo a seconda del colore – in bianche e rosse (o nere) – ma anche rispetto all’uso cui sono destinate, quindi da tavola o da vino, anche se quest’ultima distinzione non è sempre netta, essendovi uve ugualmente adatte per entrambi gli usi.

Anche i grappoli variano di forma in funzione dei vitigni, e sono tutti fatti di acini formati da:grappolinoK

  • una buccia esterna che contieni pigmenti, sostanze grasse, oli essenziali;
  • una parte mediana – la polpa – che racchiude l’85-90% del succo e rappresenta la parte più importante, sia per la produzione del vino che per il consumo da tavola;
  • una parte interna, costituita dai semi, detti vinaccioli.

Lasciando agli enologi la responsabilità di scegliere le uve migliori per essere trasformate in vino, noi comuni consumatori consideriamo che per la nostra spesa è bene scegliere grappoli ben coloriti, con chicchi pieni e bene attaccati al graspo… che si facciano gustare, uno dopo l’altro, per tutta la loro dolcezza zuccherina.

Danda Delfino

You must be logged in to post a comment.