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Sento dunque sono: la (ri)scoperta del corpo in psicoterapia

“Non esistono parole più chiare del linguaggio del corpo, una volta che si è imparato a leggerlo.” Alexander Lowen, “Il linguaggio del corpo”, 1958

Noi non abbiamo un corpo, noi siamo un corpo. Questo ci ricordano i filosofi del 900. Con la fenomenologia di Husserl e Merleau-Ponty  il corpo diventa soggetto (il Leib di Husserl), esperienza vissuta in quanto ci permette di percepire il mondo e noi stessi. Eppure, nella vita quotidiana il rapporto con il nostro corpo è spesso molto delicato.

Body scape of woman neck and hand with emotion artistic conversion

Siamo individui frettolosi, in lotta contro il tempo, orientati al fare, tanto che spesso ci dimentichiamo di avere un corpo. Passano in secondo piano i bisogni primari quando, come il Bianconiglio di Alice nel Paese delle Meraviglie, corriamo con l’orologio in mano e saltiamo i pasti (o aspiriamo un panino mentre facciamo altro), oppure non sentiamo la stanchezza fino a quando non crolliamo sfiniti. Ci dimentichiamo del corpo a volte anche quando va tutto bene, persi nei pensieri a pianificare cose.

Ci ricordiamo però di averlo, il corpo, appena qualche meccanismo si inceppa e stiamo male: allora monopolizza tutta la nostra attenzione e da complice (nel piacere, nella buona sorte, quando ci consente di raggiungere i nostri scopi) diventa nemico (quando ci ostacola, quando si ammala, quando non ci piace e ci ricorda i nostri limiti).

Dove finisce il corpo vissuto dei filosofi fenomenologici nella vita quotidiana?

In realtà, sembra che la cultura occidentale riprenda in pieno il dualismo cartesiano del cogito ergo sum, penso dunque sono, che identifica il centro vitale dell’uomo nei pensieri, nella razionalità. La res cogitans (il cervello pensante) è quindi separata dalla res extensa, la materia meno nobile, il corpo, mera estensione con il compito di portare a spasso i nobili pensieri.

Fortunatamente neuroscienze e scienze umane non fanno che portare prove a favore dell’integrazione mente-corpo-cervello, come a ricordarci che sì, pensiamo con la testa e anche con il corpo poiché è proprio attraverso le propriocezioni e le sensazioni che arrivano dal corpo che costruiamo l’esperienza dell’esserci. Il corpo quindi diventa un’ancora vitale che ci permette di costruire significato al presente, momento per momento.

Body scape of woman neck and hand with emotion artistic conversionMa non finisce qui. E’ ormai noto il legame tra sistema nervoso, endocrino e immunitario: mente (i pensieri con cui costruiamo significato ed interpretiamo gli eventi), corpo (sensazioni fisiche, propriocezioni) ed emozioni sono in continua interconnessione. E sono proprio queste ultime, le emozioni, a fare da ponte tra le sensazioni corporee ed i pensieri. Una delle prove di questa continua comunicazione sistemica è data dal fatto che gli stessi neurotrasmettitori presenti sia nel cervello che nel sistema immunitario sono anche quelli più frequenti nelle aree neurali che regolano le emozioni. Già dagli anni ‘70 è stato dimostrato, prima negli animali e poi nell’uomo, che il sistema endocrino è molto sensibile agli stimoli stressanti, sia di tipo fisico che emotivo. Situazioni comuni di lieve entità come sostenere un esame, condizioni di lavoro impegnative, guidare nel traffico, sono in grado di suscitare temporanee ma intense elevazioni di cortisolo e catecolamine, diminuendo la risposta immunitaria. Possiamo immaginare la portata dell’impatto di stressor più intensi e/o prolungati, come ad esempio lavorare in condizioni di precariato cronico, sostenere esami medici diagnostici, perdere una relazione affettiva, subire un’aggressione. “The body keeps the score” (B. Van Der Kolk). Il corpo tiene il conto di ogni evento, doloroso o fonte di gioia, e conserva in memoria una traccia di quanto abbiamo vissuto a livello di emozioni e sensazioni somatiche.

È stato dimostrato in modo inequivocabile dunque che il cervello può influenzare il sistema immunitario e quest’ultimo può a sua volta influire sul cervello. La portata delle scoperte di psiconeuroendocrinoimmunologia (PNEI) è vastissima, non solo dal punto di vista teorico-filosofico (finalmente abbiamo superato il dualismo cartesiano che divide corpo e mente e riconsideriamo l’essere umano nella sua totalità bio-psico-sociale), ma soprattutto per le ricadute sul piano terapeutico. Se i nostri sistemi sono interconnessi in modo bidirezionale, se come abbiamo detto le emozioni e lo stress modificano la salute fisica, è vero anche il contrario. Così è possibile migliorare la salute fisica agendo anche sul piano psicologico, e promuovere il benessere psicologico agendo sul benessere fisico.

Un esempio per chiarire meglio: il tono dell’umore può migliorare con un approccio di tipo psicologico, ma anche con l’attività fisica, che produce sostanze attive sul cervello e sull’umore in generale.

Body scape of woman neck and hand with emotion artistic conversionIl trattamento elettivo della depressione finora è stato l’abbinamento di psicofarmaci e terapia cognitivo-comportamentale. Pochissima attenzione è stata dedicata invece alla postura e al movimento corporeo.  Un recente studio sulla relazione tra postura, movimenti del corpo e livelli di energia ha portato risultati molto interessanti: modificare la postura del corpo, assumendo una posizione più eretta, permette di migliorare sia l’umore che il proprio livello di energia.

Per lungo tempo molti approcci psicoterapeutici si sono concentrati sulla mente, sulla “res cogitans”, mettendo in secondo piano il corpo. Oggi, grazie al contributo integrato di neuroscienze e psicoterapia, ci ricordiamo che la cura degli aspetti psicologici e spirituali dell’uomo non può prescindere mai dal suo corpo, vissuto e sentito.

Psicoterapia sensomotoria, bioenergetica, EMDR, mindfulness sono alcune delle psicoterapie che prevedono un modello teorico-clinico integrato alla cura del disagio psicologico e alla promozione del benessere: si può lavorare sul corpo attraverso i pensieri (top-down), oppure sui pensieri attraverso il corpo (bottom-up).

Come utilizzare queste interessanti conoscenze nella vita quotidiana? Un primo passo potrebbe essere quello di migliorare l’atteggiamento verso il nostro corpo, ascoltandone i segnali ed imparando a ri-conoscerlo.

Certo, a volte diventare consapevoli non basta per cambiare vecchi schemi disfunzionali. Però è pur vero che “anche un viaggio di mille miglia inizia con un passo” (Laozi).

Valentina Panella

Bibliografia:

  • Mayer E. A., Saper Clifford B. (2000): “The biological basis for mind body interactions”, Elsevier
  • Giannantonio M. (2013): “Trauma, attaccamento e sessualità. Psicoterapia integrata-corporea e bodywork per le ferite invisibili”, Mimesis
  • Van Der Kolk B.: “The Body Keeps The Score: Memory & the Evolving Psychobiology of Post Traumatic Stress”, Harvard Review of Psychiatry, 1994, 1(5), 253-265
  • Lowen A & Lowen L. (1977): “Espansione e integrazione del corpo in bioenergetica”, Astrolabio
  • Peper, E. & Lin. I.M (2012): “Increase od decrease depression: how body postures influence your energy level”, Biofeedback, 40(3): 125-130.

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