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Finché c’è “bio”… c’è speranza!

Diciamo che dove c’è “bio”, c’è vita. O, almeno, così dovrebbe essere. Qualche perplessità però ce la concediamo, visto che il termine è spesso esageratamente inflazionato, nel senso che oggi si parla di “bio” troppo spesso senza neppure sapere con esattezza cosa voglia – o si voglia! – dire.

piccoloIl valore semantico indica che il termine “bio” (dal greco bios) significa “vita”, e proprio per questo lo troviamo in composizioni lessicali che hanno attinenza con la vita, secondo varie declinazioni: ad esempio biologia (la scienza che studia i fenomeni e le leggi che governano la vita) ma anche in probiotico (l’organismo vivo che supporta la digestione), ma molti altri ancora ne esistono. Soprattutto come prefisso, il “bio” spopola: bioagrigoltura, bioarchitettura, biochimica, bioetica, biografia, biomeccanica, biopsia… con tutti i loro derivati. E solo per portare qualche esempio! Per ciascuno di questi termini possiamo, però, andare oltre il valore strettamente lessicale del termine: ed allora, cosa possiamo leggere in “bio”?

A noi, proprio perché fa riferimento alla Vita, piace leggerlo come opportunità, in tutta la sua grandezza di vera e propria occasione per rispettare il nostro essere. Ed in questa prospettiva “bio” diventa il valore interiore che ciascuno custodisce, spesso inaspettatamente. Superare un problema e poi guardarsi allo specchio dicendosi “Ce l’ho fatta! Ma dove tenevo tutta la forza che ho dimostrato, dove stava nascosta?”: ecco allora che le avversità si trasformano in opportunità, quelle che ci permettono di conoscere meglio la Vita, perché ci offrono gli strumenti per conoscerci meglio.

Danda Delfino

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