Storie

Da gatto a figlio

Il due di settembre del 2008 ero ancora una batuffolosa macchiolina rossa che sonnecchiava fra altre quattro tigrate quando, per la prima volta, vidi quella che sarebbe diventata la mia nuova famiglia adottiva… Micia, la mia mamma biologica, mi aveva dato alla luce il mese prima in un cespuglio di salvia e rosmarino di un agriturismo toscano, un posto magico e pieno di affascinanti insidie. Ricordo che attorno a me, fra velocissime lucertole e molti altri strani miagolanti quadrupedi pelosi, si udiva il frenetico vociare di persone, il terrificante rombo del trattore a cingoli e il passaggio delle autovetture più in là, lungo la statale. Uscendo dal rassicurante abbraccio di mamma Micia e dall’odoroso cespuglio di salvia iniziavo le mie prime esplorazioni da solo, trattenuto da una sorta di guinzaglio invisibile che limitava il mio raggio d’azione. gattofigliook
Se mi fossi allontanato troppo mamma gatta mi avrebbe sgridato e riportato al “nido” per la collottola, ed io questo proprio non lo sopportavo! Un pomeriggio dall’aria frizzante, poco prima dell’imbrunire, la mano di una ragazza mi prese dolcemente per la collottola avvicinandomi al suo seno: ero stupito. Mi sentivo stranamente sicuro, anche se Micia mi aveva insegnato ad avere un timore quasi reverenziale degli esseri umani. Mi portò all’interno di un accogliente edificio pieno di insolite fragranze nel quale la mia nuova famiglia attendeva ansiosa di conoscermi. Appresi che avevano perso da poco la compagnia del loro caro furettino e che erano pronti ad amare una nuova creatura come solo gli esseri umani sanno fare. Una serie di gridolini compiaciuti accompagnarono il mio ingresso nella grande stanza… non mi ero mai allontanato così tanto e non avevo mai provato ad avere un tetto sulla testa…. ero pervaso da forti brividi ma mi sentivo eccitato e incuriosito dalla nuova situazione… Roberta era lì, circondata delle sue gemelline e dal loro papà che, pur sembrando burbero, mi guardava sereno facendomi sentire “a casa”… Coccole, paroline dolci e tanti apprezzamenti mi resero per la prima volta un po’ speciale e quando da lontano udii il tono minaccioso di Micia che mi cercava, fui indeciso se rifugiarmi ancor più profondamente fra le braccia umane della ragazza che mi aveva catturato o correre da lei. Optai per la seconda scelta, allontanandomi più velocemente possibile. Micia era lì, severa, molto contrariata: mi “vomitò” addosso un fiume di rimproveri e per essere sicura che ritrovassi la strada del cespuglio di salvia mi si sovrappose con le quattro zampe, tenendomi sotto di lei mentre camminava piano piano Provai a dirle che non ero stato io di mia volontà ad allontanarmi, ma non mi credette, anzi, continuava a borbottare con le quattro sorelline tigrate che erano restate, obbedienti, nell’omertà della siepe. Per due giorni continuavo a pensare all’incontro con quelle persone, e spesso avevo modo di scorgere qualcuno di loro che veniva furtivamente a sbirciare tra le foglie, scattandomi qualche foto…

Una mattina, nel corso della mia prima poppata del mattino in cui dividevo il seno materno con le altre quattro pestifere sorelline, mi sentii afferrare di soprassalto: fui adagiato in un morbido ed elegante trasportino e caricato al volo su un’automobile che partì immediatamente. Sentii l’odore della salvia scemare lentamente, i suoni e le luci della campagna che venivano sostituiti dal vociare sommesso della mia nuova famiglia. Avevo paura, davvero, e mi resi conto che la mia vita, quel giorno, sarebbe cambiata per sempre. Il viaggio nell’auto fu lungo e stressante anche se la mia nuova mamma era con me premurosa e amorosa, e cercava di rassicurarmi al meglio tenendomi sul suo cuore per farmene ascoltare il battito. Piangevo, sommessamente e più rumorosamente, e ad ogni mio lamento percepivo più forte il ticchettio di quel cuore di mamma che mi aveva appena accolto fra le sue braccia. Da quel momento la mia vita è cambiata per davvero: ora sono umano!

Roberta Limardo Borniotto

POTREBBERO INTERESSARTI

You must be logged in to post a comment.