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E la Luna rimane a guardare

Guardare un film – come del resto leggere un libro – significa tuffarsi in storie che ci concedono un’immersione temporanea in realtà diverse dall’abituale quotidiano. Quello del cinema è infatti un mondo fantastico, dove tutto può accadere, e dove anche colei da sempre chiamata a rappresentare un universo edulcorato di soavità e amore, può diventare strumento di rivisitazione, con un ruolo diverso da quello che abitualmente le è riservato: disco celeste illuminato dai raggi del Sole (ma talvolta anche dalla luce che sprigionano gli innamorati…), la Luna è stata recentemente chiamata a scandire i tempi di un dramma moderno, disegnato nel film Perfetti sconosciuti. Tralasciamo di raccontarne la trama – l’ha già fatto più che bene Costanza Palandri nella sua recensione – ma la citazione della pellicola era necessaria per parlare del dualismo che il film evoca, rappresentando uno spaccato disarmante della società attuale.

a series of total lunar eclipse at dark night with cloud

La Luna è infatti chiamata in ballo perché presa a pretesto per organizzare una serata fra amici, allo scopo di seguire lo spettacolo naturale della eclissi: il programma della serata prevede quindi da un lato un bellissimo soggiorno per una tavolata conviviale, ma anche una splendida terrazza, attrezzata con tanto di telescopio per ammirare la Signora della notte nella sua veste più misteriosa. In questo scenario di fasi astrali, la Luna si percepisce come una marea silente, che prima cresce, poi sovrasta e infine torna placidamente ad essere il mare di sempre, quello che giorno dopo giorno lambisce le terre che conosciamo. La stessa situazione si trova riprodotta a tavola, con un crescendo di tensione scaturita dal gioco con una tecnologia che mette a nudo i segreti dei commensali, smascherati dal potere insito della comunicazione in cui rischiamo di restare intrappolati.

È in questo modo che si rivela colui che ormai rappresenta una naturale estensione dell’essere umano, quell’oggetto del quale non sappiamo più fare a meno perché divenuto il centro della nostra quotidianità. Quello che impropriamente chiamiamo ancora “telefono”, ma che in realtà è un “soggetto” che imprigiona il nostro mondo.

Con questo non vogliamo certamente demonizzare i vari smartphone, tablet e quant’altro vogliate, però a nostro avviso è utile ridimensionarne il ruolo, anche se è impresa molto difficile perché accettare di farlo significherebbe mettere in discussione una buona parte del nostro attuale modo di vivere. Non sono infatti le nostre “estensioni” ad essere oscure bensì le nostre azioni, i nostri atteggiamenti solo apparentemente privi di ombre, ma che nascondono malesseri dei quali non siamo disposti ad ammettere l’esistenza. In questa chiave di lettura abbiamo apprezzato Perfetti sconosciuti considerandolo un film… come dire, “socialmente utile”, perché ha avuto l’ardire di mettere in piazza un atteggiamento ormai dilagante, invitando a ricollocare la persona al centro delle nostre attenzioni, senza oscurarne l’essenza dietro eclissi tecnologicamente architettate.

E in tutto questo, la Luna rimane a guardare.

Danda Delfino

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