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Un’etica senza Dio

Una volta mi trovavo in chiesa, in attesa della Messa, quando si presentò il chierichetto annunciando che – a causa di un imprecisato contrattempo capitato al sacerdote che avrebbe dovuto celebrarla – la cerimonia era annullata. Una delle pie donne sedute in prima fila, prontamente raccolse la borsetta e ci ripose in tutta fretta il rosario e velo da testa (casomai ci ripensassero!), poi con scatto felino si diresse verso l’uscita, visibilmente felice: “Io c’ero, se la Messa non la dicono…”, la sentii borbottare mentre usciva in gran carriera!

COPERTINAHo raccontato questo aneddoto perché esemplificativo di come molti (e con molta più frequenza rispetto a quanto si possa pensare!) partecipino alla vita della comunità religiosa di loro appartenenza solo perché così va fatto: e siccome la divinità che pregano è un essere che durante le sue giornate non ha di meglio da fare se non annotare su un taccuino peccati e buone azioni, bisogna accontentarlo rispettando i precetti, così che alla resa dei conti ciascuno possa trovarsi al suo cospetto con i compitini fatti a dovere… I piccoli umani sono presi a salvarsi l’anima secondo i dogmi costituiti, tanto da perdere completamente di vista il fatto che la Divinità li abbia dotati (anche se con qualcuno, a dire il vero, ha peccato di avarizia) di una qualità che si chiama discernimento, vale a dire la qualità che con naturalezza dovrebbe garantire il senso di rispetto verso la Vita, in tutte le forme in cui questa si manifesti. Quanto sarebbe più semplice, il mondo, se gli umani imparassero a rispettarsi per il solo fatto di trovarsi a condividere la vita sul pianeta? Invece rispettiamo regole assurde, create da qualcuno con l’intenzione di predominare sugli altri, regole palesemente irrispettose della persona in sé perché pensate per sottometterla (nei pensieri e nelle azioni) a suo piacimento. La carnificazione del male e la raffigurazione del bene divengono la stessa cosa nel momento in cui sono strumenti utilizzati per sottomettere i più deboli con il meccanismo di coercizione: che poi si tratti di premi o punizioni, onestamente, non fa differenza se lo scopo è di muovere le persone come fossero marionette.

Si tratta di concetti che qualche “umano” ha stabilito, arrogandosi il diritto di poterlo fare come investitura da parte del divino, e chiunque provi a mettere in dubbio quanto loro affermano è severamente punito: corporalmente sulla Terra, per poi spedire l’anima al cospetto di Colui che emetterà la sentenza finale per il castigo eterno.

La trasgressione di un precetto è quindi colpa grave? Per il nostro punto di vista la colpa grave sta soltanto nella mancata capacità di sapersi dare regole morali libere da qualunque precetto: una sorta di religione laica che libera lo spirito fortificandolo nel rispetto del Creato. A prescindere da chi lo abbia creato. Per questo dovremmo aver cura della vita nostra e di quella altrui, in cui tutto è compreso.

Sulla base di quanto detto, vi indichiamo un libro in cui questi concetti sono ampiamente trattati su base filosofica: “Un’etica senza Dio” (vedi scheda libro)  è stato scritto nell’intento di fornire spunti critici di riflessione, sulla base dei quali imparare a guardare all’“altro” con l’impegno che riserviamo a noi stessi nell’intento di superare tutte le barriere che ci pongono gli “uni” contro gli “altri”. L’etica senza divinità di riferimento, sia ben chiaro, è una scelta impegnativa: non possiamo scambiarla con il poco impegnativo “faccio quel che mi pare, chi se ne frega”, perché riguarda il decisamente faticoso esercizio interiorte che ci mette quotidianamente a confronto con il più spietato dei giudici: la nostra coscienza.

Danda Delfino

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