Formarsi

Lezioni di giardinaggio planetario

Il fatto che la Terra si trovi sull’orlo di un baratro è ormai cosa risaputa: ciò che spesso manca, però, è la reale consapevolezza di quanto ci siamo vicini, e soprattutto di quanto le nostre azioni quotidiane possano pesare nel fare la differenza. Certamente nessuno cova l’intenzione di staccare la spina vitale della Terra, almeno a parole, anche se con disarmante superficialità siamo spesso portati a considerare di non essere noi chiamati in causa per risolvere problemi di portata planetaria: ma è proprio così?

Mi spiego meglio: ognuno, tramite le piccole scelte che compie ogni giorno, può rendersi responsabile di orientare il futuro del pianeta, sia in positivo sia contribuendo a dargli la spintarella verso la fine. Spesso non ci pensiamo, ma è così. E come è vero che un oceano è comunque una massa liquida composta da un’infinità di gocce, allo stesso modo l’infinità delle azioni compiute durante una giornata, può comportare differenze rilevanti per la salute del pianeta. coverSi tratta di cominciare guardando la Terra, e la Vita, da una diversa prospettiva. Questa, in sostanza, è la filosofia che anima Lezioni di giardinaggio planetario (vedi scheda-libro) che Lorenza Zambon ha scritto per raccontare, appunto, come sia possibile recuperare il rapporto con la terra e con la Terra, in tutte le sue espressioni vitali.

Cominciamo col dire che il termine “giardinaggio” usato nel titolo non deve fuorviare da quelli che sono i reali contenuti del libro: infatti, il giardinaggio di cui si parla è decisamente fuori dalle righe, perché prima di insegnare come piantare e coltivare vegetali, propone un’idea di “coltura” che è “cultura” dell’ambiente; una cultura che valorizza in primo luogo la diversità, attraverso una biodiversità pronta a rifiorire (letteralmente!) a dispetto di una appiattente non cultura. Una diversità che nel libro si trova valorizzata attraverso un gioco di parole nel definire la Natura come salvatica e selvatica, a sottolineare appunto la naturalezza, la spontaneità, la completezza del rapporto biologico positivo. È un libro da leggere, perché giocoso e vivace, dal quale si traggono spunti interessanti da mettere in pratica quotidianamente: invita a riservare alla Terra quelle premure che vorremmo fossero riservate a noi; le stesse cure, le stesse attenzioni nel conoscerla, le intenzioni di percepirne i bisogni. Dalle lezioni più propriamente di giardinaggio – ma di quello inteso come era fatto una volta – si passa all’analisi del giardinaggio planetario, argomento sul quale la spontaneità della vita, concentrando l’attenzione sulla potenza di che ha un seme quando è naturale, generato dalla Natura per essere portatore di un messaggio che racconti la storia del Mondo. Una vera e propria ovazione ai semi:

Profondi stanno

i semi nella terra.

E aspettano.

Aspettano di nascondere le offese arrecate dall’uomo. Aspettano di coprire con nuova vita ciò che all’apparenza è finito, morto. Aspettano di germogliare per portare gioia. Aspettano di generare cibo sano con il quale nutrire l’uomo e tutti gli altri animali.

Sulle rovine generate dall’uomo le “erbacce” ricrescono per portare vita: le erbacce che Lorenza Zambon definisce come il “sistema immunitario della Terra”, perché da loro inizia nuova vita.

Danda Delfino

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