Atelier Formarsi

Io sono me, non gli altri

La tendenza alla emulazione è un atteggiamento tipico degli adolescenti, come dimostrano le risposte ad un paio di domande – estratte da un più articolato test somministrato ad un gruppo di ragazzi dai 15 ai 18 anni – sulla dipendenza da fumo e alcool (e forse anche droghe).

Parole o pensieri collegate al fumo

  • Io direi popolarità, ma anche sballo e un po’ divertimento.
  • Seguire la massa, sicuramente.
  • Essere approvati perché magari uno ha bisogno di attenzioni.
  • A volte forse sono una via di fuga.
  • Debolezza, perché se uno lo fa per essere accettato vuol dire che non è abbastanza forte, perciò se gli altri non lo vogliono se non fuma non va bene.

Emerge da questo la loro idea di insicurezza, di fragilità ed il conseguente tentativo di emulare per essere accettati, credendo che gli altri si divertano: invece, così cadono nel loro tranello, scegliendo la via apparentemente più semplice per affrontare la loro debolezza, la fragilità nei rapporti sociali. L’emulazione diventa trasgressione alle regole, quindi atto di coraggio.

Row of light bulbs on green background

Nonostante tu sia stato ampiamente informato sui rischi, continui a fumare: perché?

  • È come quando rimando per fare i compiti: dico che li faccio dopo. Poi mi dico che li faccio alla sera. Poi il giorno dopo sull’autobus. Alla fine non li faccio.
  • Forse se uno inizia a fumare per essere accettato, pensa che se smette viene escluso.
  • Forse chi fa sport ha un motivo vero per smettere. Io perché dovrei farlo? Non sto male, non ho ragioni. Però forse ci vogliono la forza di volontà e la consapevolezza che io non ho.

Qui a vincere sono la noia, la non percezione del rischio, la vittimizzazione ma anche la certezza che quando vorrà potrà tranquillamente smettere ed uscirne.

Come risulta evidente da queste affermazioni dei ragazzi “Molti comportamenti a rischio, proprio in quanto implicazioni concrete e visibili fatte insieme agli altri, costituiscono dei modi facili e tangibili per vivere la propria identità e rappresentarla sulla scena del gruppo per ottenerne riconoscimento, reputazione e popolarità” (Bonino ed altri, 2003), ed ancora : “Molti comportamenti a rischio compiuti con i pari hanno lo scopo di fondare il legame sociale con i coetanei, attraverso modalità ritualizzate, caratterizzate dalla ripetizione, ridondanza ed esagerazione di particolari gesti […]. Rituali di passaggio [che] segnano la transizione dall’infanzia al gruppo dei ‘grandi’, che sanno osare azioni forti e talvolta trasgressive” (Ibid.). Infine: “All’interno del gruppo dei coetanei, l’adolescente non avverte soltanto l’esigenza di agire in conformità agli altri, imitandoli, ma anche quella di misurarsi con loro per affermare se stesso. Ciò può portare gli adolescenti ad impegnarsi in una sorta di gara più o meno dichiarata, nella quale ogni individuo, oppure ogni gruppo, cerca di emulare e superare l’altro. Ne può derivare una progressiva intensificazione del coinvolgimento nei comportamenti a rischio” (Ibid.).

L’emulazione è il risultato di fattori di particolare insicurezza e fragilità personale – legati ad età e condizionamenti sociali – oltre che di fattori protettivi (resilienza e coping in primis).

Insomma, ci sono tanti comportamenti strani degli adolescenti che andrebbero visti come messaggi: “un modo di comunicare agli altri che stanno cercando nuove forme di equilibrio, per potere organizzare l’immagine del sé e realizzare più adeguate modalità di rapporto con il mondo degli adulti e delle istituzioni” (De Leo – Patrizi, 1999a, 159).

Marta Viappiani

 

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