Atelier Storie

Una zampa su cui piangere

Da oltre due decenni svolgo la professione di psicologa e psicoterapeuta, però mai come questi ultimi anni ho avuto pazienti che mi parlano del loro animale, della gioia e serenità che gli concede, del piacere nel ritrovarselo in casa a scodinzolare aspettandolo, della felicità che questo atteggiamento comporta, e molte altre affermazioni, tutte positive. La loro esperienza raccontata durante le sedute, unita quella che io stessa vivo su questo argomento, mi porta senza alcun dubbio e con molto entusiasmo nel rispondere “Certo” alle numerose domande che mi vengono rivolte. ZAMPAokAd esempio: “Ma, è vero che la pet therapy domestica,  aiuta le persone a raggiungere uno stato di calma e di rilassamento?”, “È vero che sempre più persone si accorgono di questo e cercano di affiancarsi in casa un animale, piccolo o grande che sia?”, “Ma come mai in Italia ci sono tantissime persone che posseggono un animale?”… potremmo andare avanti ancora molto, perché forte è l’interesse – o per meglio dire la sensibilità – che si sta sviluppando per gli amici animali. La conseguenza è di avere tante testimonianze di persone che raccontano l’importanza che per loro riveste, sul piano socio-relazionale, l’avere accanto un animale domestico. Già! Perché diventa un ottimo incentivo per chiacchierare e per confrontarsi con svariate persone, oltre ad stimolare la curiosità di chi si ha attorno. In altre parole, chi decide di condividere la propria vita con un amico peloso, riesce a “stimarsi” di più e sentirsi importante! Nel corso del tempo ho anche incontrato chi non aveva animali ma stava pensando di prenderne uno, e si chiedeva – in psicoterapia – quale poteva essere il più adatto per sé e l’ambiente che frequentava! Di storie ce ne sono tante che ci fanno toccare con mano quanto la pet therapy sia uno strumento di sicuro benessere.

La mia esperienza peggiore come terapeuta è quando arrivano persone che devono “elaborare il lutto” per la perdita del proprio animale: ho già parlato della bambina i cui genitori hanno compreso soltanto dopo anni che soffriva perché sentiva il bisogno di “vedere” dove fosse finito, dopo il decesso, il suo amato cagnone! E da lì tanti altri hanno chiesto, han cercato certezze, chiarimenti sul perché si debba star così male dopo la perdita di un animale che… dopotutto è solo un animale! Invece… proprio no! Per noi, oggi l’animale è molto di più, riveste vari significati:

  • è compagnia, contro il senso di solitudine che assale soprattutto l’anziano;
  • è terapia perché gli parlo, lo sento vicino col suo cuore che batte, fa le fusa, abbaia o cinguetta… ed una persona si rasserena e si tranquillizza;
  • è senso di serenità e di rilassamento.

È, detto in altre parole, un amico del cuore! È quindi soprattutto nel senso di solitudine che caratterizza l’essere umano in questo particolare momento sociale/storico che va ricercato il bisogno di avere qualcuno vicino “su cui veramente contare”, qualcuno che di sicuro non ti abbandonerà mai e che riconoscerà sempre il tuo operato con lui.

Oggi, chiusi nelle nostre belle case fatichiamo a condividere momenti di socializzazione, a conoscerci e quindi a relazionare: invece, la comunicazione/socializzazione tra esseri umani è la cosa più importante, ci tiene uniti e al sicuro. Non avendo più tali opportunità un animale diventa in breve tempo un membro in più della famiglia… e talvolta la famiglia è fatta anche solo di due (animale compreso!). Naturalmente escludiamo da questi discorsi tutti coloro che usano gli animali per fini commerciali, economici o “sportivi” (cacciatori, compra-vendita di cuccioli e via dicendo). Ho raccolto a questo punto tre lettere scritte da  miei pazienti e che voglio far leggere per comprendere fino in fondo ciò che riesce a dare un animale: ho cercato i racconti più significativi ma ce ne sono altri, e altrettanto importanti.

Raccontateci anche voi la vostra esperienza – scrivete pure a info@egobene.it 

Marta Viappiani

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