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Lo spirito del soccorso

Gli anni in cui viviamo sono segnati sempre più dalla globalizzazione, che prende ogni piega del nostro vivere quotidiano e da cui con difficoltà riusciamo a sottrarci: il mondo del soccorso non ne è – e non potrebbe non esserlo – esente, sarebbe utopistico pensare di portare avanti degli schemi settoriali e chiusi su se stessi. Personalmente, però, ritengo che sia giunto il momento – anzi in realtà ne abbiamo già perso fin troppo! – di mettere da parte tutti i campanilismi, abbattere le barriere d’incomprensione, per giungere a un sistema di soccorso completamente integrato da parte di tutte le sue componenti. L’importante è non perdere di vista l’obiettivo, ovvero la finalità di portare soccorso, nel miglior modo possibile e – purtroppo, considerando il periodo economico attuale – con il miglior rapporto di economicità: certo ogni “ente” e “associazione” persegue già lo scopo per quanto di propria competenza, ma non va dimenticato di farlo sempre nel rispetto di tutti gli altri attori.

Per far funzionare bene il sistema occorrono regole precise, e il loro rispetto totale da parte di tutti: ognuno ha il proprio ruolo, e si deve trovare l’esatto punto di unione con l’altro, per far sì che gli ingranaggi riescano a muoversi senza attriti e senza spazi morti. Alla base di tutto, affinché questo presupposto si verifichi, ci stanno sempre tre elementi essenziali:

  • la formazione
  • l’aggiornamento
  • la conoscenza del lavoro degli altri.

È infatti impensabile essere bravissimi nel proprio campo e ignorare le necessità degli altri: rischiamo di costruire dei santuari inutilizzabili. Bisogna lavorare bene in tempo di pace per essere pronti a fornire il massimo in tempo di guerra.

Ogni attore della macchina del soccorso deve individuare il proprio settore di competenza e prepararsi in maniera ottimale, studiando molto bene l’ambito in cui va a muoversi, e acquisire informazioni sul lavoro degli altri, di quelli con cui può trovarsi a interagire, così da imparare le necessità altrui e di conseguenza tarare la propria risposta per ottenere il risultato migliore.

Potremmo dire, per cercare di avere la fotografia finale della macchina del soccorso, che questa è come un puzzle: tanto più le tessere si integrano l’una con l’altra, tanto più diventa bello.

E di notevole importanza è anche il modo con cui le tessere aderiscono al substrato, per evitare che qualcuna si distacchi creando uno spazio vuoto: un disturbo visivo nel mosaico, un intoppo, un intralcio al soccorso nella realtà.

Ovviamente – e dico questo senza voler mancare di rispetto – alcuni sono inquadrati in maniera diversa rispetto agli altri, specialmente come livello di responsabilità e competenze: se però iniziamo tutti a guardare il soccorso come un servizio al cittadino, allora questo ruolo diverso diventa non un privilegio, bensì una posizione di maggior lavoro.

Quanto detto fino a qui sembra tutto perfetto, logico. Però, nella realtà talvolta questo non avviene, allora diventa necessario interrogarsi sul perché, e cercare di trovare la soluzione.

Maurizio Maleci

Ufficio stampa e relazione esterne

Direzione Regionale Vigile del Fuoco Toscana

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