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Che fortuna, ho solo il cancro

È questo il pensiero che quel giorno mi accompagnò uscendo dal day hospital oncologico dove, ancora, mi stavo sorbendo la “sbobba” anticancro… però, quella mattina avevo fatto un incontro speciale, del genere che ti lascia un segno nella vita.

woman's glaceStava proprio vicino a me, nel lettino accanto, raggomitolata come un gattino quando riposa. Poi, ad un certo punto due dolcissimi occhi blu emersero dalle coperte, e si sedette: subito si rivolse a me con grande cordialità, ed iniziò a parlarmi della sua malattia, la sclerodermia. Siccome non sapevo cosa fosse me lo spiegò, e ne rimasi fortemente turbata: io ormai ero quasi alla fine del ciclo di terapie, iniziavo a vedere un barlume di luce alla fine del tunnel, quindi era facile essere fiduciosa. E fu devastante toccare con mano che una persona come Patrizia – questo è il suo nome – riuscisse a mantenersi serena, nonostante la consapevolezza di avere una patologia dalla quale non si torna indietro, il cui decorso può solo essere rallentato, ma rimane comunque doloroso sia sotto un profilo emotivo, per le limitazioni che comporta, sia sotto un profilo fisico. Mi sentii piccola piccola, davanti a tanta forza.

Considero Patrizia un esempio, è una persona che mi è diventata amica, e dalla quale ho il privilegio di essere a mia volta considerata amica: la sua situazione non le impedisce di preoccuparsi per gli altri, e guarda avanti pur cosciente delle difficoltà che l’aspettano, ma dalle quali non si fa condizionare perché vive il suo oggi, giorno dopo giorno. Oggi – per esempio – mi ha raccontato di aver comprato le tende rosa, per la sua camera da letto.

Danda Delfino

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