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Il mare del benessere

Freud affermava che il comportamento tende al piacere, da qui la propensione a ripetere azioni dalle quali si è ottenuto. Basterebbe quest’osservazione da sola per comprendere perché tanti amanti del mare continuano ad andare in barca, di qualunque tipo sia. Effettivamente è così, ma di quale piacere parliamo? Di quello che il paesaggio visto dal mare sa restituire da una prospettiva insolita? Anche, ma ci sono molte altre fonti dalle quali attingere, per esempio, la gratificazione derivata dall’aver raggiunto un luogo in totale autonomia di forze, calcoli e gestione del percorso, per esempio, su un kayak o una barca a vela. Navigare non è una pratica per pochi, oggi con una spesa molto modesta si possono acquistare barche più che adeguate ad affrontare il mare in sicurezza e scoprire una dimensione del benessere a molti ancora sconosciuta. Ogni persona che per la prima volta approccia al mare vivendolo in modo diverso dal guardarlo dalla spiaggia, vive delle emozioni che sono spesso l’innesco di nuove attività sportive o ricreative, che proprio sul mare trovano il loro ambiente naturale.

Da cosa deriva allora questa spinta? Cos’è in grado di smuovere il mare in ognuno di noi, tanto da spingerci a farne una delle attività della nostra vita, se non addirittura l’attività principale come nel caso di tanti professionisti? Navigare è un’attività diversa dal solo andare da un punto a un altro, perché c’è un prima, fatto di osservazioni, calcoli e decisioni, un durante, fatto di gestione di tutto quello che è stato pianificato e delle variabili che troveremo durante il tragitto, poi, c’è un dopo.

Il prima ci costringe a conoscere tutto ciò che condiziona la vita sul mare e dunque, ci permette di entrare con esso in contatto razionale. Il durante, pur governato sempre dalla razionalità, gode delle emozioni che il mare restituisce come elemento naturale, dall’incontro con i delfini sulla nostra rotta alla luce dell’alba o del tramonto, al riverbero sull’acqua che genera forme infinite, passando per quella sensazione di autonomia e libertà che navigare porta con sé.

Infine, c’è un dopo, dove la parte emozionale la fa da padrona con sentimenti di gratificazione personale, derivati dall’aver vissuto un’esperienza piacevole unicamente grazie al proprio impegno, la propria capacità e tutto ciò che in mare, si navighi da soli o in compagnia, è indispensabile rendere disponibile per arrivare da un punto a un altro, o vagare senza meta per il solo gusto di navigare. Per esperienza personale posso dire di aver osservato molti comportamenti chiarificatori di quanto stiamo dicendo qui, per esempio: chi parla normalmente troppo trova finalmente una ragione per stare in silenzio e osservare; chi vive in modo frenetico dopo poco entra in contatto con il ritmo del mare e sul volto gli si legge un senso di piacevole sorpresa; chi normalmente tende a socializzare poco a bordo di una barca impara presto che c’è un modo migliore di vivere. Questi sono solo alcuni esempi, in realtà ognuno di noi in mare riscopre una parte primordiale di noi stessi che troppo spesso trascuriamo, qui credo, sia la ragione del vero piacere e del benessere che ne deriva.

Angelo Colombo

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