Atelier Formarsi

Vietato ai maggiori

Pochi giorni fa ho parlato con un editore – niente di che, penserete, visto il mestiere! – per valutare il suo interesse ad alcuni manoscritti. Sì, certo, interessanti i temi, uno in particolare, e diamo inizio a una piacevole chiacchierata che si interrompe bruscamente davanti all’età dell’autrice: troppo avanti con gli anni, loro investono solo sui giovani. Nulla da recriminare, ogni azienda si attiene a strategie commerciali scelte non per caso, perciò ci salutiamo, ringrazio, ci risentiremo se avrò da proporre autori “green”. Ma una breve riflessione me la concedo.

Comprendo la necessità di stabilire delle regole, necessarie a contenere il dilagante fenomeno della grafomania, talvolta di profilo schizoide. Allo stesso tempo, però, mi chiedo se il troppo contenere non finisca per privilegiare il “totem” della convenzione, quell’atteggiamento che vuole tutti livellati e – almeno apparentemente – contenti.

Tornando al fatto in sé, ne ho riferito all’autrice, che con grande eleganza mi ha espresso un punto di vista che trovo originale, profondo, sentito, condivisibile:

  • per prima cosa, suggerisce a quell’editore di indossare un bel paio di occhiali, per rendersi conto di come la popolazione stia diventando sempre più adulta, e di come l’età da considerarsi anziana sia piuttosto alta
  • ricorda poi che tante donne e uomini della sua generazione (la Signora in questione ha quasi 80 anni, e li porta divinamente!) per svariati motivi (guerra, condizioni socio economiche svantaggiate che imponevano di lavorare togliendo la possibilità di istruirsi…) dovettero in gioventù rinunciare ai loro sogni
  • se oggi hanno l’occasione di provare a realizzarli almeno un po’, hanno il sacrosanto diritto di mettersi in gioco, con le stesse opportunità degli altri.

Aggiunge, infine, di sentirsi appagata per il fatto che una nota casa di cosmetici abbia scelto come testimonial una sua coetanea – Jane Fonda -, e precisa di non essere così ingenua da pensare che le creme possano farci tornare giovani, ma che comunque le compriamo, le usiamo e per questo ci sentiamo meglio: per il semplice piacere di farlo.

Trovo queste considerazioni meravigliose, come meravigliosi sono i racconti che il tempo ci lascia sul volto. Tracce del nostro vissuto che dicono chi siamo, valorizzando con i loro segni la luce dell’anima che traspare dai nostri occhi.

Alessandra Chirimischi

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