Comunicare

Ella & John

È una sottintesa similitudine alla vita, il viaggio che Ella&John intraprendono a bordo del Leisure Seeker, un vecchio ma ancora efficiente camper, loro compagno di avventure sin da quando erano una giovane coppia.

È una sottintesa similitudine alla vita, scandita dai paesaggi straordinari che si trovano ad attraversare percorrendo gli oltre 2500 chilometri che separano Boston, dove vivono, dalla casa di Ernest Hemingway, a Key West, che John da sempre desidera visitare. Paesaggi che, appunto, assecondano la metafora della vita protesa alla ricerca di libertà: gli alberi maestosi che sovrastano di verde rassicurante della loro dimora in Massachusetts, via via lasciano il passo a una Natura diversa, mutando per lasciare spazio alla libertà.Però – diversamente dalle sregolatezze che contraddistinguono il genere on-the-road, e pur lasciando spazio a due personalità vivaci – Ella&John si contraddistingue proprio per l’intensità di un rapporto di coppia solido, che si mette alla prova sfidando il destino nel rifiutare i limiti delle convenzioni, riconoscendo soltanto l’indispensabilità dell’uno verso l’altra, fino all’ultimo gesto.

È una sottintesa similitudine alla vita l’epilogo delle loro esistenze, che paradossalmente scaturisce proprio nella tanto sospirata casa di Hemingway, svuotata del suo significato perché tristemente divenuta una sorta di luna park per turisti dozzinali. Da lì, dalla meta tanto desiderata e raggiunta, ha inizio la fine, quando la Vita volge un ultimo sguardo alle limpide acque che accarezzano le Keys.

Il messaggio che passa attraverso questo lavoro di Paolo Virzì (vedi scheda tecnica) è prima di tutto rispettoso per la Vita, e al regista dobbiamo rendere il merito di essere riuscito a comunicarlo con una delicatezza straordinaria. È una delicatezza palese, che grida: grida con la mitezza di una notte sotto le stelle, trascorsa a guardare immagini dei ricordi. Grida con la forza di una donna per proteggere il decoro del compagno caduto nell’oblio. Grida con il bisogno che provano uno dell’altra. Grida con il bisogno che manifestano uno per l’altra. Grida nell’amore incondizionato di una coppia meravigliosa. Grida nell’unicità empatica di due esseri che vogliono vivere la vita fino in fondo, mantenendo la piena dignità. Fino alla fine.

In tutta sincerità, si percepisce però anche una nota di disgustosa tristezza, nei momenti in cui il pubblico davanti alla grandezza di sentimenti tanto alti sorride, mutando la metafora in una relazione di dis-continuità entro lo spazio fisico di una sala dove manifesta di non comprendere, di aver perso la possibilità di percepire i sentimenti umani più profondi. E dove a vincere è misera superficialità.

Danda Delfino

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