Atelier Storie

Prospettive in… giallo

Sono piuttosto altezzosa, lo ammetto. Ma che volete farci, è più forte di me: so di essere bella e profumata, perciò con fierezza mostro la mia chioma bionda e spando in ogni direzione la mia fragranza inebriante. Il mio è un profumo talmente intenso da resistere alle sfide del vento che, dispettoso, tenta inutilmente di disperderne gli effluvi suadenti: ma io tenacemente mi avvolgo ai suoi aliti, spandendolo fra le vie della città. Ostento la mia bellezza dall’angolo del giardino in cui vivo, un lembo di morbido prato riparato dove posso nutrirmi al tepore del Sole, cui rubo il colore per restituirlo come gioia agli occhi di chiunque voglia trovare appagamento nella prorompente vitalità delle mie fronde. Sto qui, compiacendomi degli apprezzamenti che mi si rivolgono, e guardo la vita che ogni giorno si accende intorno a me. Osservo spesso la giovane donna che abita nel palazzo dall’altro lato del giardino. Stringendo fra le mani una tazza di caffè, distrattamente lei lascia vagare lo sguardo sul viavai delle persone per strada: quelle che entrano ed escono dai negozi, altre che si soffermano per scambiare qualche parola o che sorridendo si salutano, altre ancora che, meno amabilmente, talvolta imprecano contro qualcosa… Sorseggiando pacatamente la sua bevanda, la giovane donna scruta la via, mentre io mi chiedo a cosa stia pensando.

La prima volta in cui me lo chiesi fu quando notai una figura nascosta alla penombra delle persiane, semichiuse, mentre i rintocchi delle campane rompevano il silenzio di una calda mattina d’estate. Vidi il suo volto soltanto dopo qualche giorno, quando la ragazza si sporse dalla finestra per appendere il Tricolore della libertà: fu un giorno di festa. Non passò molto tempo che un’insistente attenzione fu rivolta anche a me. Sul momento la cosa mi gratificò non poco – ho già confessato di essere vanitosa! -, ma con il trascorrere degli anni si mutò in una certa ansia ogni volta in cui, al culmine della mia fioritura, con insistenza qualcuno arrivava a piluccare i ramoscelli spennacchiandomi la chioma… ma insomma, protestavo, un po’ di rispetto! Però nulla c’era da fare, anzi! Man mano che il tempo passava venivo sempre più offesa, squarciata nella mia dignità: eppure crescevo bene – nel mio lembo di giardino riparato – e con generosità offrivo la mia bellezza agli occhi e all’olfatto di tutto il circondario. Salvo rare eccezioni, di alcuni che al mio cospetto starnutivano fino alle lacrime, gli altri hanno sempre dimostrato di gradire la mia avvenenza… mah! Proprio strana questa umanità, che una volta l’anno mi ferisce per poi sbandierare i miei ramoscelli alla stregua di trofei!

Ma torniamo alle ragazze della finestra. Dopo circa 20 anni dalla prima apparizione, quella fanciulla era ormai madre di un’altra giovane donna, che a dire il vero alla finestra si affacciò ben poco. Dall’alto dei  miei rami mi compiacevo piuttosto nel vederla molto attiva, esuberante quando usciva dal portone per unirsi ai coetanei e lottare insieme per il loro sogno, un mondo migliore. Vedevo fiumi di teste passare, studenti e operai insieme a intonare le formule magiche che avrebbero avuto il potere di realizzare l’incantesimo, liberando l’umanità da ogni sorta di pregiudizio, facendole superare schemi obsoleti. Li ho molto ammirati per la loro tenacia, pur non comprendendone talvolta le modalità di agire, e confesso la mia delusione nel momento in cui presi atto che… non riuscirono a debellare la brutta abitudine di straziare i miei profumati puffetti gialli… A dire il vero, leggendo lo sguardo un po’ annoiato della ragazza di oggi – quella con la tazza di caffè, per intenderci meglio – mi vien da pensare che non tutti i loro desideri abbiano trovato realizzazione. Anzi.

Sembra, infatti, che il mondo sia oggi avvolto in uno strano senso di stordimento, un oblio che impedisce di ragionare perché privo di riferimenti. Ammetto che la cosa mi reca un po’ di egoistico sollievo – visto che ormai in pochi ricordano di strapazzarmi una volta l’anno – però… è triste vedere quella giovane alla finestra con la tazza di caffè… così vuota…

Mi chiedo perché i suoi occhi non brillino nel ricordare l’orgoglio di sua nonna nell’esporre una bandiera a quella finestra: forse non sa che lo fece. O non sa che la nonna, come tutto il resto del Paese, viveva l’entusiasmo del domani da ricostruire.

Mi chiedo perché non si preoccupi di apprezzare lo slancio di sua madre, quando lottava affinché lei potesse essere una donna più libera: ma forse non pensa che la gioventù degli anni Sessanta viveva l’entusiasmo del domani da migliorare.

Mi chiedo cosa veda nel suo domani, e pur nella certezza che non sarà il ricevere i miei fiori a renderlo migliore, vorrei tanto che provasse almeno a capire il significato di un gesto fortemente simbolico, che viene da lontano per mantenere viva la memoria del sacrificio di tante donne vittime di ingiustizie. Ingiustizie di ieri, ma che ancora oggi continuano.

Danda Delfino

POTREBBERO INTERESSARTI

 

 

You must be logged in to post a comment.