Comunicare

Pensare l’arte

Quando capita di trovarsi al cospetto di un’opera con cui subito ci riconosciamo, scatta in noi un meccanismo che non lascia spazio all’indifferenza, e che anzi mette in moto un potenziale emotivo tale da produrre stati d’animo forti, talvolta addirittura prepotenti: così è l’emozione che scaturisce leggendo il libro “Pensare l’arte. Scritti in onore di Graziella Magherini”, un’emozione probabilmente paragonabile alla stessa che talvolta si impossessa di noi, quando l’arte diviene sensazione così avvolgente da andare oltre il banale apprezzamento critico di un’opera.

Psichiatra e psicanalista che ha usato l’arte come chiave di lettura per comprenderlo, Graziella Magherini è la studiosa che nel 1989 ha definito la Sindrome di Stendhal, vale a dire quella patologia legata alla visione del bello e costituita da una serie di sintomi, scatenati dalla visione di qualcosa di talmente bello da rivelarsi perturbante. Sono quindi l’essere umano e il suo mutare davanti a un’esperienza forte la chiave di lettura di questo libro, che diventa, per questo, molto più di un semplice omaggio a Graziella Magherini.

Curato da tre dei suoi più stretti collaboratori (Carlo Federico Catagni, Presidente della International Association for Art and Psychology, Stefano Ferrari, docente di Psicologia dell’Arte all’Università di Bologna e Adolfo Pazzagli, Professore Emerito di Psicologia Clinica all’Università di Firenze), libro a lei dedicato rappresenta una sintesi del suo lavoro, formulato come raccolta di testimonianze con le quali studiosi di tutto il mondo – diversi fra loro per cultura e lingua – si trovano insieme, accomunati dall’esperienza di lavoro condivisa con lei. È infatti con Graziella Magherini che tutti hanno avuto scambi di idee, intrattenuto discussioni e collaborazioni, legati dalla comune fiducia umanistica sulle possibilità di ricavare arricchimento reciproco dalla condivisione di esperienze e di pensieri e sulla possibilità che da ciò possa nascere un modo più ampio di vedere le cose. Il libro diventa quindi strumento di elevazione, è contemplazione attraverso la testimonianza dei molti che, insieme alla Prof.ssa Magherini, hanno lavorato alla comprensione della bellezza che si trasforma in elevazione nell’intento di rendere un “disturbo” opportunità.

Da un libro così non potevamo che restare perturbati, uscendo dalla sua lettura con una rinnovata voglia di crescere, guardando al noto con gli occhi dell’ignoto (vedi scheda libro).

Alessandra Chirimischi

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