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Come portare la biblioteca fuori di sé

L’Editrice Bibliografica, così definisce la sua Library Toolbox: «È una collana agile di strumenti del mestiere e proposte operative per il bibliotecario, una vera e propria cassetta degli attrezzi, per soddisfare un’esigenza diffusa di brevi guide pratiche.». Non credeteci. Non è vero. O, almeno, non lo è – in quanto limitante – per il libro che qui presentiamo. Lui se ne va proprio… fuori da questa definizione, nel senso che Come portare la biblioteca fuori di sé – di Maria Stella Rasetti – è una lettura gradevole, certamente una guida utilissima per i bibliotecari, ma è non meno intrigante per chiunque ami il libro e voglia schierarsi in suo favore, anche a costo di prendere posizioni fuori dalle regole.

L’espressione “biblioteche fuori di sé” si deve a un manipolo di bibliotecari rivoltosi che nel 1995 – in occasione del convegno “La biblioteca fuori di sé. Storie di libri, lettori, balocchi & profumi” – gettò le basi di un lavoro che oggi trova riscontro in molteplici iniziative, molte delle quali raccontate nel libro, pur essendo il libro di Maria Stella Rasetti molto di più. Se da un lato, infatti, fornisce soluzioni atte a promuovere la lettura – con esempi di progetti in pratica in ogni parte del mondo –, dall’altro ne integra l’esposizione con una chiara analisi di taglio socio-culturale, grazie alla quale sono espressi con chiarezza i vantaggi che l’applicazione di queste idee può portare.

Evidenzia le potenzialità di una biblioteca e il loro utilizzo ottimale, come poterle applicare anche fuori dalle sue mura, nei luoghi in cui un’utenza ne resterebbe altrimenti esclusa. E se l’errore è sempre in agguato, poco male: intanto qualcosa si è fatto, la prossima volta si potrà sempre fare di meglio, basta non demordere. Come dire che sbagliando si impara, perciò fuori gli stereotipi e largo a una nuova idea di servizio, dove la biblioteca si dilata – va fuori di sé –, espande la propria immagine, la muta ove occorra per divenire più accessibile. Volendo usare un termine che oggi fa tendenza, potremmo anche dire che la biblioteca diventa resiliente, modellandosi sulle mutevoli necessità di un pubblico diverso in ogni occasione: una delle tante illustrate nel libro, ritratti di una socialità spesso perduta (o forse solo appannata?) ma che sarebbe certamente piacevole ritrovare. Con la biblioteca (in qualunque modalità alternativa sia organizzata!) è possibile almeno provare a farlo (vedi scheda libro).

Mi sia concessa qualche riga di considerazioni “fuori dal libro”, anche se in realtà non lo sono più di tanto.

Guardo con crescente preoccupazione lo scarso interesse verso il libro, un disinteresse certamente generalizzato – in Italia si legge poco, lo sappiamo bene! – ma diffuso soprattutto fra i giovani che gli preferiscono ogni genere di device, oggetti da considerare a tutti gli effetti i principali antagonisti del libro. A mio avviso, però, il libro stesso è un device: inconsueto rispetto a quelli elettronici cui il termine fa più comunemente riferimento, d’accordo, ma sempre di device si tratta, se con questo intendiamo un dispositivo esterno al nostro corpo, ma che ci prende diventando parte di noi.

Per analogia ecco la seconda considerazione, generatasi quando ho partecipato alla presentazione di Come portare la biblioteca fuori di sé, organizzata alla sede della Associazione Voglia di vivere di Pistoia, dove la biblioteca cittadina ha un suo punto prestito: stabilito che la fruizione della biblioteca possa dilatarsi, espandendone i confini oltre il consueto, oltre il “corporeo” che le è abituale, in quella occasione ho pensato alle donne che prestano il loro tempo come volontarie alla associazione, donne che nella maggior parte dei casi hanno “dentro di sé” dispositivi protesici mammari, e che quindi hanno sperimentato sulla loro persona l’idea stessa di estensione. E sono donne fantastiche, proprio in virtù di una palese propensione ad assecondare, per accettarlo, il mutare della vita e delle cose, possono dare molto. Mi sentirei di incoronarle come esempio di successo di un diverso, ma umanamente femminile, modo di essere “fuori di sé”.

Alessandra Chirimischi

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