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Chi ha paura del fantasma?

C’erano una volta… i “negri”, intendiamo quelli che oggi, per varie ragioni, si chiamano “ghostwriter”: l’espressione è cambiata perché sembra che dare del negro a qualcuno stia male (dicono essere offensivo, perciò chiediamo scusa da subito per aver utilizzato il termine, pur assicurando di non celare dietro a questa scelta cattive intenzioni, come ben comprenderete se avrete la bontà di continuare a leggere), ma anche perché, ormai, pare che senza inglesismi sia più difficile essere considerati. Così dilaga l’uso di questo termine, che tradotto in italiano diventa un intrigante “scrittore fantasma”, o “scrittore ombra” che dir si voglia.

Nonostante il fenomeno sia ovviamente amplificato per l’uso consistente che se ne fa, gli scrittori ombra sono sempre esistiti, allo stesso modo in cui da sempre esistono le fiabe con ranocchi e principesse: la differenza è che invece di trasformare con un bacio i verdi anfibi in bellissimi fanciulli, gli ex-negri con abili tratti di penna trasformano le parole di qualcuno (o anche soltanto le sue idee) in storie destinate comunque a far sognare.

Ma chi è, esattamente, un ghostwriter? Semplicemente una persona che di professione scrive per gli altri, restando però nel più assoluto anonimato: non figura, non esiste, si appaga per il successo che ad altri fa avere, restando nella loro ombra. Fa parte del gioco, è il suo ruolo: cos’altro si potrebbe pretendere da un fantasma! Motivo per cui la sua riservatezza è – insieme all’abilità dello scrivere – uno dei punti di prestigio che gli sono – seppur solo nel silenzio! – riconosciuti fra gli addetti ai lavori.

Al di là di quanto comunemente si pensa, scrivere richiede un impegno e una competenza che non si improvvisano, anche se la disponibilità dello spazio infinito offerto da internet – e dai social in particolare – porta una gran quantità di persone ad auto-investirsi del titolo di scrittore, per il semplice fatto di esternare le prime idee che gli vengono in mente: ma sono come il matto delle barzellette che afferma di essere Napoleone, dal momento di infila una mano fra i bottoni della giubba!

La professionalità del ghostwriter entra in gioco quando chiunque abbia la necessità o la voglia di scrivere un libro (talvolta anche un articolo), richieda l’intervento delle sue competenze: quindi – come già detto – riservatezza, abilità nello scrivere e, aggiungiamo a questo punto, anche umiltà (per saper ascoltare e quindi comprendere con chiarezza, le intenzioni espresse da ogni aspirante scrittore, traducendole in testo che sia gradevolmente leggibile, senza stravolgere le idee originarie) sono le qualità che lo contraddistinguono.

Non è un mestiere facile, benché molto coinvolgente: rappresenta, in effetti, un continuo stimolo verso il nuovo, coniugando la passione per la lettura con quella della scrittura. È un mestiere che ti pone sempre in avanti per guardare onestamente chi ti commissiona un lavoro, affidandoti con fiducia un pezzo della sua vita. Perciò credetemi, se vi dico che è proprio un bel mestiere: parola di ghostwriter!

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