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Quel che è fatto…

… è reso: parola di proverbio. E se lo afferma un proverbio, vuol dire che è vero! Con analogo significato del “Quel che è fatto è reso” è, per esempio, usato anche il “Chi la fa l’aspetti”, e tante altre perle di saggezza antica. I proverbi li usiamo con frequenza del “noto”, dando per scontata la loro immediata comprensione e – ahinoi! – cadendo altrettanto frequentemente nell’errore di considerarne la saggezza sotto un profilo semantico non proprio positivo, premonizione di vendette che prima o poi si riverseranno contro di noi, come una sorta di malvagio regolamento di conti per qualcosa che abbiamo fatto. Che tristezza, però! Vogliamo provare, allora, a vederne l’altra faccia della medaglia, quella più pro-positiva? Bene, Lorsignori, mettetevi comodi e ascoltate questa bella storia!

C’era una volta un bambino dall’intelligenza molto vivace e che, pur essendo venuto in questo mondo da blasonata stirpe, non poteva però contare su adeguate sostanze familiari a sostegno di un adeguato percorso educativo che valorizzasse le sue indubbie potenzialità intellettive.

Il giovane Niccolò Forteguerri – questo il nome del bambino – una volta terminati gli studi minimi richiesti per accedere allo studio delle leggi, ebbe però il beneficio di poter usufruire della benevolenza di un gentiluomo, Michele de Cesis, che nel 1383 «Lasciò nel suo testamento la somma di lire 1330 esistenti a frutto presso il comune di Venenzia con la qual rendita si dovessero mantenere due giovani a studio» (tratto da “Memorie di Niccolò Forteguerri istitutore del Liceo e del Collegio dei Forteguerri di Pistoia nel secolo XV” di Sebastiano Ciampi), portando così a divenir concreto il suo ambito sogno.

Era il 1439 quando Niccolò, ventenne, si trasferì a Bologna per studiare con il giurista (come lui pistoiese) Filippo Lazzari; maestro che seguì successivamente a Siena per completare il percorso di formazione, presto seguito da una prestigiosa carriera ecclesiastica, che lo portò ad avere il titolo di Cardinale nel 1460.

Ecco – vergognosamente! – riassunta, la storia del Cardinale Niccolò Forteguerri (nato a Pistoia il 7 ottobre 1419, morto a Viterbo il 21 dicembre 1473): vergognosamente perché, così detta, sembra una come tante, e invece meriterebbe di essere conosciuta più compiutamente. Fu un grande uomo.

Ma non è obiettivo della riflessione in corso soffermarci sui dettagli della sua figura, quanto piuttosto ricordarlo per aver destinato una parte ingente del suo patrimonio all’istruzione della gioventù che ancora oggi – a distanza di oltre 500 anni – continua a beneficiarne, insieme a cittadini di ogni età che si avvalgono dei beni culturali disponibili a Pistoia grazie al lascito Forteguerri. E lui, dalla altolocata postazione che la città gli ha dedicato, sembra proprio voler continuare a incoraggiarli.

Secondo questa chiave di lettura, il “Quel che è fatto è reso” diventa un qualcosa di grandioso, un modo di fare che sembra essere dimenticato a favore di sterili interessi personali. Consideriamo quanto sia importante considerare sempre anche l’altro punto di vista nel valutare ciò che sembra verità assoluta.

Alessandra Chirimischi

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