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Il peso della psiche

Ammalarsi è una esperienza che coinvolge la persona in modo diverso, a seconda delle sue caratteristiche psicologiche: molto dipende dalla personalità, dalla sua capacità di gestire l’ansia, di accettare le limitazioni che la malattia stessa impone e dalla capacità di affidarsi ai medici curanti.

E’ importante però tenere grandemente in considerazione anche i fattori situazionali. Il modo di affrontare la malattia dipende dal momento di vita in cui questa si presenta, dall’età dei figli, dall’impegno e dalla lunghezza delle cure e dalla presenza o meno di una rete affettiva.

La malattia interviene nella vita della persona come un vero e proprio terremoto emotivo in cui i vecchi punti di riferimento, i ruoli familiari e lavorativi sono messi in discussione e la persona viene proiettata in una nuova realtà, fatta di visite mediche, esami, farmaci, paura e purtroppo, nonostante la presenza degli altri, di solitudine.

Gli sguardi della gente sono vissuti con vergogna e imbarazzo, spesso anche le buone intenzioni sono interpretate come dettate dalla pietà e dalla commiserazione, o anche dal desiderio di pettegolezzo. Mi guardano “come se fossi già con un piede nella fossa”.

Sarebbe forte il bisogno di crollare, di urlare le proprie emozioni, ma altrettanto forte è la paura che gli altri crollino insieme a noi “mi manca il parlare, il condividere, lo sfogo, ma lui non regge…”. Spesso, dunque, anche in famiglia ci si sente soli e il partner è vissuto come una zavorra anziché come risorsa.

vertigineAnche il tempo assume un’altra dimensione: molti pazienti si sentono incapaci di credere in un futuro e, quindi, di progettarlo; sono costretti ad ancorarsi al presente vivendo fortemente il “qui e ora”.

Il paragone con il passato, prima del cancro, diventa uno standard con il quale si confrontano tutte le limitazioni della malattia: “dopo il cancro ho perso tutto”.

Infine la conclusione del trattamento non è connotata solo da reazioni positive. Spesso ci si sente spaventati. Se fino a quel momento ci si poteva sentire protetti dalle cure mediche adesso si può vivere un senso di abbandono, paura di eventuali ricadute, preoccupazioni costanti per i segnali che vengono dal corpo.

L’ansia si presenta nei giorni precedenti ai controlli, nel periodo di attesa dei risultati e, in particolari momenti, anche a distanza di anni, come in occasione dell’anniversario dell’intervento chirurgico.

Un evento così drammatico costringe chi ne è colpito a rivedere le priorità esistenziali, ad abbandonare alcune parti di sé per aprirsi a nuove opportunità.

Beatrice De Biasi

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