Comunicare Storie

Dedicato a Lili

I fotogrammi iniziano a scorrere sullo schermo, mostrando paesaggi di bellezza conturbante che infondono nello spettatore una sensazione di pacatezza, perfetta a predisporre gli animi alla riflessione su sentimenti verso i quali è doveroso porsi con grande rispetto. In poche sequenze, un gioco abilissimo di montaggio anticipa, valorizzandoli, i contenuti di una storia: fra le prime immagini, predomina una Natura di cui non si comprendono bene le intenzioni, non resta chiaro se è benevola o infida, ma è comunque efficace per rappresentare lo stato d’animo del protagonista.

Di particolare efficacia è l’immagine di un albero spoglio riflesso sull’acqua, una figura increspata dal lento muoversi di una palude cui mostra la sua nudità, perplesso, come se si trovasse davanti ad un specchio per interrogarsi. E dalle acque stagnanti escono delle erbe, a formare una sorta di chioma intorno ai rami, come foglie di un eucalipto che orgogliose si protendono all’insù, verso la libertà del cielo infinito. Ma è solo superficiale apparenza. La realtà ha radici più profonde, e mutare l’aspetto di ciò che sembra, e che invece non è, richiede una forza di volontà fuori dal comune. Ecco, un’immagine può raccontare una vita, con l’eloquenza che manca a tante parole.FOTO

E c’è voluto in film (The Danish girl tratto dall’omonimo romanzo di David Ebershoff, pubblicato in Italia da Giunti) per portare a conoscenza del grande pubblico la storia di una vita straordinaria: quella di Lili Elbe, nata Einar Wegener. In breve, alla scuola d’arte di Copenaghen Einar conosce Gerda Fredrikke Gottlieb, ragazza con la quale si sposa iniziando una vita matrimoniale intensa e appagante sotto ogni aspetto. Una vita grazie alla quale si assicura la serenità necessaria ad affermarsi nella professione, diventando un apprezzato pittore paesaggista; dopo di lui anche Gerda diventerà celebre, ma nel momento in cui, un po’ per gioco e un po’ per sfida, inizierà a ritrarre Einar in abiti femminili, cosa che la porterà ad essere allo stesso tempo complice e vittima dell’amore che prova per suo marito. E diamo doveroso merito agli interpreti del film per aver saputo trasferire allo spettatore i sentimenti dei protagonisti di questa storia; si sono veramente calati nei loro panni, indossando la loro sofferenza, il travaglio che vissero per una trasformazione così radicale nelle loro vite.

Chiunque ha modo di esternare la propria essenza con manifestazioni diverse, e le espressioni artistiche ne rappresentano uno strumento molto comune. Così, quella di Einar è una pittura fortemente introspettiva, strumento inconsciamente utilizzato nella ricerca di qualcosa di cui lui per primo è ignaro, perché tutto nella sua vita sembra procedere nel migliore dei modi. Ma nel momento in cui si palesa il malessere, la percezione che il proprio corpo sia sbagliato al confronto del suo sentire, anche il sentimento fra Einar e Gerda si manifesta con rinnovata forza. Sono entrambe due persone di grande spiritualità, unite da un amore che va oltre ogni convenzione: pur essendo stato il loro matrimonio annullato, Gerda non abbandonò mai la persona che era stata suo marito, stette con lei fino in fondo per sostenerla e continuare ad amarla. Seppure in modo diverso, il loro restava un grande amore, dimostrando al mondo intero quanto sia importante poter contare sul sostegno di chi amiamo, incondizionatamente.

La delicatezza del film rende onore ad una persona che con tenacia ha vissuto a dispetto di ogni pregiudizio (non dimentichiamo che Lili visse all’inizio del Novecento), lasciando alle generazioni a venire la testimonianza di quanto sia importante lottare per le cose in cui crediamo, e soprattutto di farlo senza clamore. Non serve far chiasso, a vincere è l’onestà intellettuale. Lili – qualche mese prima di morire a seguito di complicanze dopo uno degli interventi cui si sottopose per cambiare sesso – aveva anche ottenuto il riconoscimento legale del suo stato di transessuale, ottenendo il passaporto come Lili Elbe.

Danda Delfino

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