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Detti e contraddetti del Talmud

Un tuffo indietro nel tempo, per capire meglio il tempo che viviamo: leggendo il libro Detti e contraddetti del Talmud (vedi scheda libro) è questa la sensazione che ne abbiamo avuto. Lettura molto piacevole, facilita la comprensione di una cultura tanto antica quanto attuale.

Per prima cosa Amedeo Spagnoletto – Rabbino capo alla Sinagoga di Firenze e autore del libro – con poche ma efficaci parole tratteggia le basi sulle quali il Talmud trova la sua ragion d’essere: la Torà, il libro che rappresenta l’origine di ogni cosa e fondamento della civiltà Ebraica. Di questa, dei suoi insegnamenti, il Talmud è “condensato” sacro, ma i cui contenuti hanno vasto respiro e vanno oltre il solo essere comunità ebraica: rappresenta la dinamicità del contatto fra popoli, proponendosi con un lessico che è sintesi delle forme espressive di popoli con il quali il mondo ebraico è stato in contatto. Ne apprende, rendendoli perenni, gli insegnamenti trasmessi dai detti popolari, i proverbi, e li fa propri per trasmetterne il senso alle generazioni future.

Oserei dire, per questo, che il Talmud diventa simbolo della comunicazione per eccellenza, quella che sgorga dal linguaggio dell’uomo qualunque per diventare modello sulla base della saggezza popolare. E, nell’era della globalizzazione, diventa strumento di interconnessione per il semplice fatto che il suo messaggio arriva forte, chiaro, intuibile per la forte caratterizzazione di identità orale attribuita ai proverbi.

Come Amedeo Spagnoletto spiega nella prefazione, il libro nasce in una “prospettiva di recupero e di appassionato amore per questo patrimonio, affievolito sotto la scure di un mondo culturalmente sempre più uniformato”. Possibile non condividere una simile scelta?

Alessandra Chirimischi

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