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Arrivano i nostri

E’ innegabile, gli Americani sono imbattibili nel saper produrre immagini mitizzate della propria nazione e degli ideali da cui sono mossi. Per i nostri cugini d’oltreoceano – specie per le nuove generazioni cresciute a reality e Mc Donald’s – la storia americana non è quella che si legge sui libri di scuola, ma quella che si vede nei film. Loro sono sempre “i nostri” capaci di arrivare al momento giusto a salvare i buoni dai cattivi, i democratici dai terroristi, i bambini del Terzo Mondo dalla fame, le donne del pianeta dalle zampe di gallina. Nessuno come l’industria cinematografica americana ha saputo e riesce tutt’ora a manipolare le menti della propria gente, esaltandola o censurandola, impastandola a proprio uso e consumo; la stessa strategia impiegata nelle campagne pubblicitarie a sostegno dei grandi colossi industriali, primo fra tutti quello della carne. E così, via via nel corso dei decenni, al tema della carne è stato affiancato quello della forza, della resistenza agli oppressori, della difesa del proprio paese, delle origini e della madre terra, della salute e dello sport.Four Happy Friends

Se non fosse per forti azioni di condanna, ad opera delle frange più attive del movimento animalista (ALF), il signor McDonald (Ray Kroc, l’infaticabile fondatore della catena McD) apparirebbe agli occhi di tutti come un generoso allevatore di bestiame, col fazzoletto a quadrettini annodato attorno al collo, che grazie alla sua smodata passione per l’avventura e gli animali, con i suoi Cheeseburger, Mc Chicken, Big Mac, ha saputo sfamare mezzo mondo, anzi no: il pianeta intero!

Tratto dal libro “Bellezza etica, etica della bellezza di Teresa Giulietti, edizioni Cosmopolis

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