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Riflessioni al cioccolato

Come gemme sui rami a primavera, sbocciavano aspettative di gustosa piacevolezza in tutto il mio essere, mentre seduta al tavolo di una pasticceria mi apprestavo a deliziarmi con una accattivante porzione di torta. Pronta a concedermi una coccola di relax con la prelibatezza blasonata che mi aspettava, la Sacher torte, alla prima forchettata mi sono invece trovata disillusa di tutte le aspettative riposte nel semplice gesto di deliziare il mio palato con lo squisito boccone. E come vero per ogni altro aspetto della vita, quanto più le attese sono alte, tanto più l’amarezza è scottante nel momento in cui capisci che sono state disilluse.

La ribellione ha presto preso la forma di un turbinio di pensieri, che si incarnano in un semplice concetto: la Sacher che stavo mangiando, perfettamente si prestava a rappresentare la società dell’apparire in cui viviamo. Una corazza di superficialità messa a proteggere il vuoto, l’inconsistenza che imperversa, apparentemente incontrastata, a discapito della consistenza di professioni, sentimenti, atteggiamenti che richiedono impegno e dedizione.

La Sacher torte è un’icona, la cui ricetta gelosamente custodita proprio per mantenerne il prestigio che Franz Sacher, il suo creatore, pretese di darle allo scopo di lasciar stupefatte le bocche della nobiltà europea che l’avrebbero assaggiata: quei signori ne restarono talmente estasiati, da consegnarla alla storia con il loro incondizionato apprezzamento.

Cosa c’entra, vi starete chiedendo, tutto questo con la società odierna, dove di nobile c’è rimasto così poco che un gesto di gentilezza diventa notizia? C’entra eccome, Lor Signori, perché la cattiva abitudine di spacciarsi per chi non si è (considerando che tanto saranno in pochi a rendersi conto del bluff) ci ha talmente abituati alla menzogna che abbiamo disimparato a distinguere chi indossa la maschera da chi invece si adopra per essere migliore.

Tirando le fila di tutto il discorso… togliamo la maschera ai millantatori, impariamo a dare a ciascuno il nome e il ruolo di sua competenza. Riappropriamoci di pensieri e riflessioni, iniziando proprio da noi stessi di pretendere senso critico positivo e costruttivo per guardare alle cose e alle persone con consapevolezza.

Se una torta vuol chiamarsi Sacher deve rispondere almeno ai criteri minimi che la contraddistinguono: diversamente si tratta di una torta al cioccolato. Magari buona, ben fatta, gradevole… ma è una torta al cioccolato, e come tale deve presentarsi.

Alessandra Chirimischi

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