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Ri-conciliamoci

«Le immense montagne e i precipizi che mi sovrastavano da ogni parte, il rombo del fiume che correva impetuoso tra le rocce e lo scroscio delle cascate intorno erano le manifestazioni di una forza maestosa, simile a quella dell’Onnipotente; e io smisi di aver paura e di inchinarmi di fronte a entità meno grandi di quella che aveva creato e dominava gli elementi che qui si mostravano nella loro veste più formidabile. »

Una visione di sovrumana bellezza, non c’è dubbio: rassicurante, nella maestosità del creato, di una Natura in cui trovare beneficio, serenità, senso di sicurezza. Un confortante abbraccio al quale lasciarsi andare senza riserve.

Eppure… nonostante Madre Natura abbia consegnato all’umanità un mondo stupendo, deve esserle sfuggito qualche dettaglio nel programmare proprio noi, perché se da un lato sembriamo apprezzare questo dono generoso, dall’altro abbiamo più volte dimostrato di non saperne percepire la grandezza.

L’umana miopia è stata capace di fare del suo peggio, sminuendo troppe volte coloro che sono riusciti a intuire tanta magnificenza e si è impegnato a celebrarla a modo proprio, secondo le personali virtù: pittori, scultori, poeti… si sono prodigati per comprenderla e trovare i modi più appropriati a farla comprendere, scontrandosi purtroppo – e spesso! – con l’arroganza di chi non ha voluto, e talvolta potuto, ascoltarli.

Prepotenza, sfacciataggine, ignoranza sono atteggiamenti che vanno di pari passo: «Capii, mentre la figura si faceva più vicina, che era (visione tremenda e odiosa!) l’infelice che io avevo creato. Tremai di rabbia e orrore, ma decisi di attendere il suo arrivo per poi misurarmi con lui in uno scontro mortale.», pensò il Dr. Frankenstein vedendo avvicinarsi l’essere che arrogantemente aveva generato, sfidando ogni possibile legge della Natura.

Dobbiamo attribuire proprio ai limiti che l’ignoranza impone, se il lavoro di Mary Shelley non sia stato valorizzato per ciò che è. Collocato nel genere horror un po’ dall’ingenuità popolare un po’ dalla speculazione che se ne è fatta, il romanzo della Shelley terrificante lo è davvero, ma non certo per l’abnormità fisica della creatura co-protagonista. Il terrore lo scatena quando ci mettiamo nella posizione di leggere fra le righe il messaggio che vuol far passare l’autrice, che con impressionante intuizione mette in luce le limitatezze del genere umano, quelle stesse che lo porteranno a dover sopportare dolore e sofferenza, distruggendo se stesso.

Una riflessione particolarmente attuale, ai tempi del coronavirus.

Danda Delfino

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