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La grande bugia

È considerato il bugiardo per antonomasia, inesorabilmente smascherato da un naso che si allunga impietoso a ogni inganno. Però, se proprio vogliamo essere sinceri, l’inganno vero è stato quello di spacciare le storie del burattino-bambino come racconti per ragazzi, in modo da utilizzare le sue (dis)avventure per insegnare loro a essere buoni, obbedienti, rispettosi (i classici stereotipi per i bambini), perché imparassero la lezione, così da non trovarsi sempre nei pasticci come accade invece a lui, meraviglioso Pinocchio. No signori, il nostro amato burattino merita ben altra considerazione, a cominciare dal fatto che è proprio dalle sue debolezze che prendono vita la simpatia e la popolarità del personaggio perché tutti, almeno un po’, siamo Pinocchio e ci immedesimiamo in lui: siamo esseri comuni, che regolarmente cadono, messi alla prova dagli avvenimenti quotidiani, e che devono imparare a rialzarsi. Proprio come fa lui. E come lui non abbiamo a disposizione altra magia che la forza interiore, che la vicinanza delle persone care consolida, aiutandoci a rimetterci in piedi.

Anche la fatina buona è una di noi, pensateci bene: non dispone (almeno nel racconto originale) della bacchetta o altri strumenti di magia, ma di buon senso e tenacia, virtù che Pinocchio percepisce per empatia traendone le motivazioni che gli servono a superare il disagio. Ogni volta che si caccia nei guai impara qualcosa, imparando a cogliere l’opportunità di diventare migliore.

In questo divenire si colloca il cuore dell’intera opera, che ci trasmette un messaggio di grande ottimismo offrendoci una via d’uscita dalle umane meschinità, lasciando intravvedere uno spiraglio di Luce nel buio, invitandoci a cercare quella opportunità prima di tutto in noi stessi.

A ciascuno di noi permette di favorire quella che è definita crescita post traumatica, imparando appunto a trasformare le difficoltà in opportunità, e questo rende chiara la perpetua attualità di Pinocchio. Ancor più attuale lo diventa quando ci si trovi ad affrontare periodi di difficoltà non solo personali ma anche collettivi, come quello che la nostra società sta vivendo adesso, e che rappresenta per l’Umanità una svolta antropologia epocale, dalla quale tutta la nostra organizzazione umana uscirà cambiata.

Dovrebbe diventare, allora, impegno di ciascuno attivare le proprie risorse interiori, così da essere parte attiva affinché il cambiamento possa essere orientato verso in meglio.

Quel cambiamento che è un imperativo della vita, personale e collettiva, e per il quale Pinocchio sa indicare la via della crescita.

Alessandra Chirimischi

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