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Vetro e plastica: pro e contro

I contenitori per alimenti più utilizzati nella pratica quotidiana sono quelli in plastica o in vetro, materiali che hanno entrambi specifiche peculiarità.

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La plastica è il materiale indubbiamente più diffuso, soprattutto per motivi di costo; con poca spesa, in qualsiasi punto vendita, è possibile acquistare contenitori idonei per alimenti, contrassegnati cioè dal simbolo “tazza/forchetta”. Nel caso del confezionamento di cibi o di altri generi, alimentari e non, la plastica viene preferita per la sua infrangibilità e leggerezza. Pensiamo ad esempio alle bottiglie per l’acqua minerale o ai contenitori di vario tipo che troviamo sugli scaffali: sono senza dubbio più maneggevoli e più facilmente trasportabili. Il trasporto di merci più leggere comporta un minor impatto ambientale, poiché consente agli appositi  veicoli di consumare meno carburante – a parità di unità trasportate – con conseguente minore emissione di anidride carbonica nell’atmosfera. La plastica è prodotta dal petrolio, ed è un materiale lentamente degradabile: i contenitori di plastica abbandonati nell’ambiente impiegano dai 100 ai 1000 anni per essere biodegradati.  La plastica può essere smaltita attraverso il recupero o il riciclo, ma può essere anche utilizzata per la produzione di energia, attraverso la termovalorizzazione. La plastica è igienica, leggera, economica, non presenta i rischi di rottura del vetro. Tali vantaggi, però, si vanificano se non si adoperano adeguate accortezze nell’utilizzo. Ad esempio, se lasciamo un contenitore di plastica al caldo e/o alla luce, questo può rilasciare sostanze tossiche nel materiale contenuto. Una bottiglia di acqua minerale, se conservata vicino a fonti di luce e/o calore (ad esempio in macchina, al caldo) può degradarsi rilasciando sostanze tossiche nell’acqua che berremo; allo stesso modo si comporterebbe se venisse sottoposta a congelamento.

Il vetro, sotto questo aspetto, è assolutamente inerte: non rilascia sostanze e non conferisce odori  particolari, motivi per i quali è utilizzato per confezionare bevande o alimenti  più “nobili” o delicati, (ad esempio vino e olio), che possono cioè  essere influenzati negativamente dal contatto con la plastica. Si utilizza il vetro anche per imbottigliare l’acqua minerale, ma il consumo di queste acque è di gran lunga inferiore a quelle in bottiglie di plastica, sia per il peso ed il costo superiore delle bottiglie in vetro, ma anche per il rischio che si rompano. Il vetro è un materiale di origine naturale, non è nocivo se sottoposto a innalzamenti di temperatura (a parte la cottura, per cui è previsto il vetro pirex). Non è proprio consigliabile congelare un contenitore in vetro pieno di liquido, poiché quest’ultimo – nell’atto di solidificarsi – aumenta di volume e può provocare la rottura del contenitore. Il vetro può essere riciclato industrialmente, come la plastica. Il riciclo industriale comporta però il consumo di altre materie prime ed energia, con conseguente emissione di gas-serra nell’atmosfera. 

Ilaria Barghini

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