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Per un pugno di stelle

Non so a voi, ma a me capita – quando mi lascio andare alla contemplazione del cielo di notte, e la vista spazia libera in mezzo alle manciate di stelle che affollano l’immenso – che mi giri un po’ la testa, pensando a quanti infiniti cieli si aprono, appresso quel blu a noi conosciuto.

gialloAmmantato di mistero, il cielo notturno dona generoso a noi, piccoli mortali, la gioia di una moltitudine di piccole luci, che illuminando il grande spazio nero accendono i sogni, e con loro le speranze di un’intera umanità bisognosa di conforto.

Conforto che a sua volta deve tradursi in forza, per contrastare le piccolezze che ci caratterizzano, una forza della quale sempre più si percepisce il bisogno, ma che non siamo capaci di saperci conquistare perché distratti dalla fatuità.

Violate dall’ostentazione fasulla di luci elettriche sparse nel mondo, le stelle si mostrano riottose alle lusinghe umane, le cui intemperanze offendono la naturale brillantezza della generosa bellezza di questi corpi celesti lontani, dei quali talvolta neppure immaginiamo la presenza, ma che sono lassù, a rallegrare un pezzo del “nostro” cielo; minuscoli punti di luce, immensamente lontani, così tanto da mostrarsi talvolta come unica entità di incandescenza, forse per arrivare ai nostri occhi invocando un’unità di intenti.

Ma noi umani non sembriamo proprio capaci di comprendere, ed ancor meno di rispettare, la profondità dell’Universo che ci accoglie, la nostra presunzione ce lo impedisce: siamo propensi a trattare il prossimo con sufficienza, senza pensare che anche tenendo il naso “all’insù”… restiamo sempre quaggiù, ospiti mortali di un piccolo pezzo di Universo.

Ecco l’effetto di una manciata di stelle, che rallegra il buio della notte, fin quando poi le tante piccole luci si sperdono in un unico Sole che sorge a scaldare il cuore e fugare le tenebre.

Danda Delfino

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