Atelier Comunicare

La fiera delle banalità

Ecco qua una semplice riflessione, senza alcuna pretesa: non è nostra intenzione accendere la lanterna per andare alla ricerca del “perché” (cosa che richiederebbe mezzi e tempi ben strutturati) si sia giunti a tutto questo. Semplicemente, indossiamo un filo di trucco per poi procedere a una breve considerazione pratica, che metta in luce un atteggiamento che ci piace sempre meno e che invece sempre di più si palesa come contraddizione accettata, espressione fra le peggiori di una società che da un lato richiede – peraltro comprensibilmente – un sempre più elevato livello di professionalità per svolgere determinate mansioni, ma che allo stesso tempo consente a equilibristi senza ritegno di spacciarsi per ciò che non sono, riuscendo a farlo senza incontrare troppe difficoltà.

Una incompatibilità di fondo che calza a pennello la rappresentazione dello stato di mediocrità in cui versa lo standard di vita dell’umano medio… dove nel “medio” non sta la “virtus” in cui si riconoscono equilibrio e pacatezza, ma piuttosto si ritrovano gestualità tanto eloquenti quanto di dubbio gusto, che sempre rappresentano un “medio” rivolto verso il basso. In ogni senso.

Un controsenso perfettamente modellato su personaggi che si presentano come “ben confezionati”, promettenti nella solida apparenza degli involucri dorati dai quali attirano su di sé l’attenzione degli avventori alla fiera delle banalità. Scatole eleganti, ben camuffate dal trucco alla moda o dall’abito firmato gridano “Sceglimi!”, promettendo prodigi.

È facile restare abbagliati dal luccichio del… pacco, rilucente di un oro fasullo che però impallidisce al primo bagliore di vera luce. Ma l’equilibrista del caso questa luce non la teme perché, senza provare vergogna, si passa addosso una nuova mano di scintillante vernice riproponendosi agli avventori della fiera, che continuano a trovare conforto nel suo fare rasserenate. E pensare che basterebbe così poco a smascherarli!

Sfiorare appena allo strato più superficiale della vernice, spazzerebbe via ogni possibile dubbio sulla loro credibilità. E invece… invece appaiono rassicuranti, accoglienti come il Gatto e la Volpe ti avvolgono in un abbraccio colmo di tale compiacenza da dissipare ogni incertezza che potrebbe scaturirsi dalla paura di addentrarsi nei meandri della società.

A furia di aggrapparsi al salvagente fasullo per trovare la salvezza, si finisce però con l’andare inesorabilmente a fondo, portando con sé nel gorgo da valori come riconoscimento del merito, equità, sana competizione per diventare migliori. O, forse, c’è ancora una possibilità di salvezza?

Alessandra Chirimischi

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che siamo ben addestrati a interpretare con la velocità che tecnologia ci chiede. Forse la stessa velocità che impiegano gli equilibristi a ri-confezionare i loro

 

 

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